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11 gennaio 2012

IL SAN RAFFAELE AL RAS DEGLI OSPEDALI Il Fatto Quotidiano


Il Fatto Quotidiano 11.1.2012
IL SAN RAFFAELE AL RAS DEGLI OSPEDALI

Fuori lor e Malacalza

Rotelli si aggiudica l'istituto all'asta

di Giovanna Lantini

Un potenziale di oltre 5mila posti letto e più di un miliardo di euro di rimborsi pubblici, 700 milioni dei quali dalla sola Re­gione Lombardia. Bilanci alla mano, significa più o meno questo l'acquisizione del San Raffaele da parte di Giuseppe Rotelli, patron del gruppo San Donato che conta già 16 "stabilimenti", come li defini­sce lui, tra ospedali conven­zionati e cliniche private per un totale di oltre 800 milioni di fatturato nel 2010, un pri­mato nazionale che rappre­senta il 9% del valore dei ri­coveri ordinari del sistema ospedaliero lombardo. Detto in altri termini, l'acqui­sizione del polo ospedaliero creato da don Verzè da parte di Rotelli significa la nascita di un interlocutore di peso più che rilevante per la Regione Lombardia di Roberto Formi­goni sulla quale la voce sanità pesa oltre 15 miliardi di euro l'anno. E questo succede pro­prio quando, con l'arresto di Pierangelo Daccò, l'inchiesta sui fondi neri del San Raffaele è arrivata alle porte del Pirel­Ione. DI SICURO Rotelli che è an­che il secondo azionista del Corriere della Sera, non è un novellino in Regione. Non solo per la potenza di fuoco di cui già dispone, ma anche e so­prattutto per il suo lungo cur­riculum che per il lontano 1972, con il presidente Piero Bassetti (Dc) alla Regione Lombardia, registra il suo in­gresso nel primo nucleo di esperti dell'Ufficio Legale del­la Giunta regionale. Il profes­sore di Pavia, poi, è stato per ben 15 anni tra i componenti del Comitato di Consulenza le­gislativa del Pirellone. Non so­lo. Due volte presidente del Comitato regionale per la Pro­grammazione sanitaria, sem­pre della Regione Lombardia, Rotelli figura tra gli estensori del Piano ospedaliero regiona­le, approvato nel 1974. Di qui la preparazione che gli ha con­sentito di accedere a incarichi di prestigio come la consulen­za a tre ministri della Sanità. Tra questi, sotto il governo Berlusconi, Girolamo Sirchia. Per accedere ai piani alti dei dicasteri, bisogna avere tante amicizie: Bettino Craxi, per esempio, Rotelli lo conosceva bene ed è stato referente per la materia sanitaria del Partito socialista italiano. È stato vici­no a Giuliano Amato, a Carlo Tognoli, allo stesso Formigo­ni, all'ex premier Silvio Berlu­sconi, che a maggio 2009 ha presenziato all' inaugurazione del nuovo Policlinico San Do­nato e al costruttore siculo-milanese Salvatore Ligresti che in queste settimane sta lottando per restare a galla. Nel 2000 quando Antonino, fratello di Salvatore, vendette le sue cli­niche in seguito al tragico in­cidente del Galeazzi fu pro­prio Rotelli a farsi avanti con 500 miliardi di lire. Dando lo slancio finale a quello che ap­punto oggi è il primo gruppo ospedaliero del Paese. UNA REALTÀ imprendito­riale che beneficia della con­correnza pubblico-privato nella sanità lombarda, voluta da Formigoni negli anni No­vanta, politicamente figlia, se­condo i più, anche -…e benedetta da Ber­lusconi. E oggi è a un passo dal farsi un vero e proprio gigante che lo stesso Formigoni ieri ha salutato con soddisfazione. "Fa piacere che ad aggiudicar­si la gara sia un gruppo italiano e ancor più lombardo. Aveva­mo ragione nel sostenere che non fosse necessario un inter­vento del pubblico - e in par­ticolare della Regione - per sal­vare dal fallimento un istituto di assoluta eccellenza", ha det­to il governatore secondo il quale si è aperta una "nuova fase". Rotelli ha vinto grazie a un'of­ferta di 405 milioni che ha bat­tuto la concorrenza dello Ior (la banca del Vaticano) alleato con l'imprenditore genovese Vittorio Malacalza, intervenu­ti l'estate scorsa per salvare dal crac l'ospedale di Don Verzè. Fine della storia? Non è detto. Nella saga del San Raffaele non si possono escludere nuovi colpi di scena. La procedura del concordato, infatti, preve­de che chi fosse interessato a rilevare l'ospedale milanese possa ancora presentare un'offerta direttamente nelle mani del giudice fallimentare entro il 23 gennaio. Quel gior­no, infatti, i creditori per oltre 1,5 miliardi di euro verso il gruppo ospedaliero si riuni­ranno per votare la proposta di concordato migliorata da Rotelli, contro i 250 milioni of­ferti da Ior e Malacalza. La prossima settimana è inoltre attesa la relazione dei tre com­missari nominati dal tribunale di Milano. Nella più rosea del­le previsioni, con il doppio ri­lancio di Rotelli il rimborso ai creditori ai creditori chirogra­fari (banche che non hanno mutui ipotecari e i fornitori) potrebbe salire fino all'80% contro il 50% calcolato sulla base della precedente offerta. E mentre i consiglieri della fondazione Monte Tabor (a cui fa capo l'ospedale) in quo­ta Vaticano si sono dichiarati pronti a rimettere il mandato nelle mani del giudice, a Mi­lano c'è ancora chi non esclu­de del tutto un ritorno sulla scena dell'ormai ex partner dello Ior, Vittorio Malacalza.

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