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6 giugno 2011

TROPPI SACRIFICI AL WELFARE IN COMUNE Sole 24 Ore

Sole 24 Ore di lunedì 6 giugno 2011, pagina 15


TROPPI SACRIFICI AL WELFARE IN COMUNE

di Gori Cristiano

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INCHIESTA POLITICHE SOCIALI Tagli in un'unica direzione. La spesa è stata ridotta del 20% comprimendo ulteriormente gli interventi a favore dei cittadini Troppi sacrifici al welfare in Comune I servizi rivolti ad anziani, disabili e infanzia sono i più colpiti dalle riduzioni di Cristiano Gori La fibrillazione delle amministrative è passata, ma i problemi dei Comuni rimangono. Spiccano le fosche prospetrive del welfare locale dovute alle decisioni sulla protezione sociale assunte dal Governo nell'ambito degli interventi di riduzione della spesa. In effetti, maggiori risorse sono state dedicate solo per estendere gli ammortizzatori sociali. A pensioni, sanità e prestazioni monetarie d'invalidità non sono stati chiesti sacrifici di rilievo. Sono state posticipate alcune finestre per il pensionamento: un intervento marginale rispetto a quelli possibili sui pensionati di oggi e coerente con la tendenza a concentrare gli sforzi di risanamento su quelli di domani. In sanità la spesa per i servizi erogati è stata preservata e i risparmi hanno riguardato solo il personale e la farmaceutica. Infine, la moltiplicazione dei controlli su chi riceve le prestazioni d'invalidità civile produce risparmi esigui, mentre non è stata compiuta la riforma del settore, improcrastinabile per razionalizzare la spesa e migliorare il sostegno alle famiglie. In realtà le risorse sono state decurtate in misura significativa a un'unica area del welfare, le politiche sociali dei Comuni. E accaduto a entrambe le loro linee difinanziamento: i trasferimenti indistinti diretti alle municipalità-nel2ou il taglio dovrebbe essere intorno a i miliardo di euro, nel 2012 e 2013 di 2,5 miliardi di euro annui - e i fondi sociali alle Regioni, che poi li distribuiscono ai Comuni, in calo da 2.228 milioni di euro nel 2008 a 158 nel 2013. Nel complesso, si può stimare che in quest'ultimo anno la riduzione della spesa sociale comunale dovuta a decisioni dello Stato sarà almeno del 20% rispetto all'inizio della legislatura. Il taglio esclusivamente alle politiche sociali, peraltro, accomuna le manovre straordinarie del giugno 2008 e del giugno 2010. Trai principali ambiti del welfare comunale, l'impatto sarà particolarmente critico per asili nido e povertà, finanziati solo dalle municipalità. Gli effetti negativi su anziani non àùtosufficienti e persone con disabilità verranno attenuati dal fatto che la loro assistenza è finanziata anche dai budget di sanità e invalidità. L'opposizione ha chiesto il ripristino dei finanziamenti destinati alle politiche sociali e l'Esecutivo ha risposto che i vincoli di bilancio lo impediscono. Recentemente, però, risorse destinate al2ou - cioè subito utilizzabili - sono state trovate per altri obiettivi. Sono stati recuperati 300 milioni per tenere separatamente le elezioni amministrative e i referendum, sono stati reintegrati i tagli di 236 milioni di euro a cultura è spettacolo e quelli di 425 milioni ai trasporti locali Risparmi ridotti e costi sociali elevati Da tempo la riflessione scientifica evidenzia l'inadeguatezza della spesa per il welfare municipale, pari allo 04% del Pil, ben al di sotto della media europea. A mia conoscenza, non esistono altri settori pubblici che siano - allo stesso tempo - tanto sottofinanziati e colpiti in maniera così dura dalle recenti decisioni. Paradossalmente, però, queste ultime assicureranno risparmi ridotti alla finanza la stessa contrazione di risorse che è ampia per ilwelfare comunale (almeno il 20% della spesa) fornisce un contributo minimo al complessivo risanamento, poiché il peso del settore sull'insieme del bilancio pubblico è marginale. Elevati, invece, saranno i costi sociali. In numerosi ambiti, infatti, è possibile recuperare risorse senza conseguenze negative per la popolazione, per esempio nella sanità agendo sugli interventi ospedalieri inappropriati e nella previdenza, mettendo in atto correttivi ben mirati. Il welfare comunale, invece, subirà una decurtazione percentualmente alta nonostante gli stanziamenti limitati. I Comuni, di conseguenza, saranno spinti a diminuire la già scarna offerta di servizi e/o ad abbassarne la qualità, con un impatto negativo sulla popolazione. Si tratterà, di ridurre gli esigui interventi contro la povertà, la cui domanda è cresciuta con la crisi, di diminuire la qualità dei nidi e chiuderne alcuni.

Le ragioni che non convincono Ci sono una serie di argomenti che non convincono. Il primo argomento è che l'Esecutivo voglia ridurre il sistema pubblico di protezione sociale. Non è vero, il settore è stato quasi interamente preservato dai tagli. La spesa pubblica per la protezione sociale ammonta, in Italia, a circa il 27% del Pil, di cui il 26,6% non è stato tagliato, mentre le decurtazioni si sono concentrate sullo 04% destinato ai Comuni. Il secondo argomento che non convince è che non ci possiamo permettere il welfare comunale. È falso: la spesa per i servizi comunali - come ricordato - rappresenta una goccia nel mare delle risorse dedicate alla protezione sociale. La verità che negli ultimi 15 anni nessun Esecutivo ha realizzato le riforme necessarie a far uscire le politiche sociali dalla marginalità. Quelli di centro-sinistra, però, vi hanno dedicato più attenzione e risorse. H non governo nella spesa In Italia gli Esecutivi hanno una ridotta capacità di prendere decisioni in modo autonomo perché gruppi di pressione e lobby ne condizionano fortemente le scelte, nella distribuzione di nuove risorse così come nella riduzione di quelle esistenti. Accade da sempre e si è verificato in modo acuto con l'attuale ma oranza, che da tempo palesa una scarsa forza politica e una debole definizione di proprie priorità per il Paese. La riduzione degli stanziamenti richiesta dalla crisi è stata, formalmente, realizzata con il criterio dei tagli lineari: tutti i ministeri devono diminuire i propri finanziamenti della medesima percentuale. La logica dei tagli lineari - per non scontentare nessuno si chiede a ogni settore un contributo uguale - costituisce l'antitesi dell'attività politi *** ca, che, invece, dovrebbe vedere i rappresentanti eletti dal popolo scegliere le priori-tà per l'utilizzo delle risorse pubbliche. Nella realtà i tagli sono poi diventati selettivi. Una selettività, però, guidata non dalle scelte politiche, bensì dalla capacità di pressione di soggetti organizzati e lobby. I tagli sono stati portati avanti, infatti, solo laddove non si sono incontrate resistenze abbastanza forti. A volte sono stati esclusi a priori, come per le pensioni, efficacemente protette dai sindacati, e altre sono scomparsi durante la negoziazione degli interventi, come per la sanità, impediti dalle Regioni poiché questo settore rappresenta il cuore del loro potere. Lo stesso è capitato con i successivi reintegri. Sono stati compiuti perché danneggiavano l'immagine del Governo: è il caso dell'incisiva campagna contro i tagli condotta dagli esponenti della cultura e dello spettacolo, che hanno accesso privilegiato ai media. Oppure perché l'Esecutivo aveva bisogno di accordarsi con un soggetto influente, come le Regioni, che hanno ottenuto il reintegro dei tagli ai trasporti locali in cambio del loro sostegno al federalismo: Sulla scena politica nazionale non esistono forti soggetti organizzati attivi a favore del welfare comunale. Mancano incisivi gruppi di pressione per le principali categorie di utenti (a partire da povertà e asili) e le rappresentanze istituzionali dei Comuni incontrano di solito difficoltà a far valere le loro ragioni nell'interazione con lo Stato.

L'opinione pubblica In altri Paesi Ue i media forniscono ai cittadini gli strumenti adeguati per farsi un'opinione riguardante le scelte di chi governa, basata su elementi di realtà, mentre ciò accade poco in Italia. Allo stesso modo, molti esponenti politici dispongono di conoscenze limitate sul welfare e incontrano difficoltà nel mettere a fuoco le conseguenze che ci si può attendere dalle loro decisioni.

La crisi della politica La politica servirebbe, in teoria, a definire le priorità per la società e ad assegnare conseguentemente gli stanziamenti pubblici. Invece, i servizi comunali sono rimasti vittime di un Esecutivo che prende decisioni sui tagli senza governarle, bensì secondo la capacità d'influenza dei diversi gruppi organizzati, in un contesto dove tanto i soggetti coinvolti quanto l'opinione pubblica hanno scarse informazioni sulle conseguenze delle scelte. L'esito è che, di tutto il welfare, si tagliano le sole politiche sociali comunali, massimizzando i danni per i cittadini e minimizzando il contributo al risanamento del bilancio.

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