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10 giugno 2011

QUEI POLITICI RADIOATTIVI Espresso

Espresso di giovedì 16 giugno 2011, pagina 83


QUEI POLITICI RADIOATTIVI

di Odifreddi Piergiorgio

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L'energia nucleare solare può essere sfruttata in maniera indiretta, tramite pannelli solari termici, a concentrazione o fotovoltaici. Ma il suo processo di produzione può anche essere simulato direttamente, attraverso centrali nucleari a fusione. Un consorzio internazionale, a cui partecipano quasi tutte le potenze nucleari (Stati Uniti, Russia, Cina, Giappone, India, Unione europea e Corea del Sud) sta costruendo a Cadarache, nel Sud della Francia, un prototipo di reattore nucleare a fusione chiamato International thermonuclear experimental reactor (Iter), a cui seguirà un prototipo di centrale nucleare a fusione chiamato Demonstration power plant (Demo). Vedremo se i problemi legati alla costruzione di questi prototipi, in particolare la produzione di trizio (un isotopo dell'idrogeno che dovrebbe costituire il carburante della centrale) e il raffreddamento del plasma, verranno risolti in maniera soddisfacente da un punto di vista ambientale. Ma sarebbe pregiudiziale, oltre che pregiudizievole , dichiararsi a priori contrari all'energia nucleare a fissione: la quale non è comunque affatto innocua, come ha dimostrato la bomba all'idrogeno costruita negli Stati nel 1952 e dall'Unione Sovietica nel 1953. Le due bombe atomiche lanciate dagli Stati Uniti sul Giappone nel 1945 erano invece basate sul processo di fissione dell'uranio: come i reattori in funzione oggi in vari paesi del mondo, e in discussione nel Referendum. Ma anche in questo caso bisogna basarsi su giudizi a posteriori, più che su pregiudizi a priori. Confesso che mi convincono molto poco i discorsi basati sugli incidenti nucleari gravi, che non sono stati molti: due di settimo livello (Chernobyl nel 1986 e Fukushima nel 2011), uno di sesto (Majak nel 1957) e quattro di quinto (tra cui quello di Three Mile Island nel 1979). Le vittime e i danni collaterali alle persone sono stati contenuti, se confrontati non soltanto alle due bombe atomiche citate, ma anche a quelli imputabili al trasporto autostradale, al tabacco e all'alcol. A Chernobyl, ad esempio, i morti accertati sono stati 64, quelli presunti 4 mila, e quelli "stimati" da Greenpeace 100 mila. Per un confronto, secondo il ministero dei Trasporti nella sola Italia ogni anno i morti per incidenti automobilistici sarebbero 6 mila, e secondo il ministero della Sanità i morti per il tabacco e alcol ben 120 mila. Nessun discorso serio, basato sulle conseguenze, potrebbe dunque proporre l'abolizione delle centrali nucleari, senza prima preoccuparsi delle automobili, delle sigarette e degli alcolici. E dunque, perché votare sì al Referendum? Perché la tecnologia nucleare scherza col fuoco, cioè con le reazioni atomiche: in particolare, quelle legate alla radioattività, che rimane per secoli nelle scorie prodotte dalle centrali. Il problema di stoccare queste scorie, in maniera sicura per il futuro dell'umanità, non è ancora stato risolto: anzi, il più ambizioso e costoso progetto, quello di Yucca Mountain negli Stati Uniti, è definitivamente fallito nel 2008, dopo vent'anni di lavoro e quasi 8 miliardi di dollari di investimenti. Quanto al problema della sicurezza delle centrali, neppure un Paese tecnologicamente avanzato come il Giappone ha potuto mantenersene immune. Come potrebbe un Paese come il nostro, neppure in grado di smaltire i comunissimi rifiuti urbani, aver successo là dove hanno fallito Stati Uniti e Giappone? E allora non facciamo ridere, per favore, e teniamo il nucleare (e tante altre cose) alla larga dai cialtroni che sono al potere, ma non sono in grado di governare.

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