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6 giugno 2011

LETTERE - PARAFARMACIE, IL MISTERO DELLA FASCIA C Repubblica Affari&Finanza

Repubblica Affari&Finanza di lunedì 6 giugno 2011, pagina 17


LETTERE - PARAFARMACIE, IL MISTERO DELLA FASCIA C

di Di Pietrantonio Rosaria - Bertolli Gianluigi

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LETTERE Parafarmacie, il mistero della Fascia C II dottorOrlandi, presidente di Sunifar, l'associazione che raccoglie le farmacie rurali italiane, sostiene, a proposito della richiesta di allargare la vendita dei farmaci di fascia C anche ai farmacisti titolari di parafarmacia, che se tutte lecategorie lavorative accampassero pretese di cambiamenti di ruoli e mansioni, sarebbe un caos sociale! Il dottor Orlandi però non tiene conto che noi siamo parimenti laureati e abilitati a vendere tutti i farmaci, che non esiste un titolo di studio differenziato e che siamo passati tutti per le medesime università. Una piccola nota di natura sociale: le "pretese" dei cittadini o lavoratori hanno portato avanti il mondo! Se, durante l'espletamento di un lavoro, si nota a più riprese che qualcosa deveessere cambiato, ebbene lo si deve fare! Una cosa importantissima che abbiamo capito da subito noi titolari di parafarmacia è stato che tanti farmaci che fino al giorno prima, in farmacia, avevamo venduto senza ricetta, erano in realtà in Fascia C. Mi riferisco, per fare un banale esempio, al Gentalyn Beta: qualcuno ha mai visto una ricetta di questa crema? Oppure Sofargen o Tachipirinada 1 grammo che possiamo vendere nella versione in supposte ma in compresse no. E cosi via in un lunghissimo elenco. Potrebbe esistere un paese al mondo in cui, in un esercizio commerciale, ad un cliente che chiede un farmaco di fascia C si debba dire: no signora per questo ci vuole la ricetta, ma stia tranquilla, in farmacia glielo daranno senza. Questo fatto nei nostri esercizi succede Nel grafico qui sotto, il rapporto abitanti per farmacia in alcune regioni italiane e nella media nazionale continuamente e questo deve essere cambiato nel senso che, se sono farmaci che hanno l'obbligo di ricetta, tutte le farmacie le devono pretendere, altrimenti se non ce n'è bisogno anche noi possiamo e dobbiamo venderli. Aquesto punto sorge spontanea una domanda: ma Aifa, agenzia del farmaco, e Anifa, agenzia del farmaco da banco, dove sono? Non si occupano di queste cose? Piùvolteconsultate, rispondono dicendo che è la ditta stessa che deve far richiesta di cambiamento da fascia C a Otc. La ditta dice che Aifa non accetta ilcambiamento di categoria se non in presenza di non so quali evidenze scientifiche. Noi sappiamo solo che gli stipendi pubblicati di questi signori sono a molti zeri e che siedono su tante poltrone e che quindi non hanno tempo di occuparsi di tali problematiche. Spesso neanche i medici sanno com'è combinata questastrana faccenda di con e senza ricetta! Rosaria Di Pietrantonio Commercialisti e revisori legali CON il recepimento della direttiva 2006/43/CE ad opera del D.Lgs 39/2010 è stata finalmente introdotta in Italia la professione di "Revisore Legale". Un approccio intellettualmente onesto al provvedimento non pub che riconoscere la portata sovranazionale della nonna. Non è un mistero che il Consiglio Nazionale dei Commercialisti abbia sempre sostenutocomeil Revisore non rap- Il rapporto abitanti por farmacia In alcune Regioni italiane e media nazionale Lazio 3.817 Veneto ;;; -;; :,, 3.712 Campania ; x2 3.620 Lombardia ,;,"gig .A' 3.502 Media 3.974 Fonte: ISTAT presenti una professione bensl una "funzione" dell'attività del commercialista, tesi che poteva forse reggere prima della promulgazione del D.Lgs. 39/2010 ma che, dopo la sua entrata in vigore, appare destituita da ogni fondamento. Basti infatti rammentare che l'art. 2 del D.Lgs. 39/2010 titola "Abilitazione all'esercizio della revisione legale": qualifica inequivocabile di attività professionale riservata; e ancora che "le persone fisiche abilitate all'esercizio della revisione legale in uno degli altri Stati membri dell'Ue, che superano una prova attitudinale, effettuata in lingua italiana, possono essere iscritti nel Registro". Non altrettanto possono fare coloro che, pur essendo in possesso dititoli accademici equipollenti alla laurea, non sono abilitati alla "professione di revisore legale": il commercialista o l'esperto contabile che non sia iscritto anche al Registro, non può svolgere l'attività di revisione legale. Norme cogenti che dimostrano come l'unica vera professione riconosciuta a livello europeo sia quella di Revisore legalee non certo quella di dottore commercialista. Edè proprio tale evidenza che dà oggi ancor più forza all'Istituto Nazionale Revisori Legali nel richiedere quelle attribuzioni che, manu militari, sono state tolte al Revisore prima del recepimento della direttiva in commento. Tra le più importanti, si richiamano la rappresentanza tributaria, l'apposizione del visto di conformità e l'incarico di Conciliatore.

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