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4 giugno 2011

L'EPIDEMIA FRENA MA IL BATTERIO UCCIDE ANCORA - BATTERIO KILLER, L'EUROPA PREPARA LA CONTROFFENSIVA Terra

Terra di sabato 4 giugno 2011, pagina 1


L'epidemia frena ma il batterio uccide ancora - Batterio killer, l'Europa prepara la controffensiva

di Tulli Federico

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Salute L'epidemia frena ma il batterio uccide ancora Salute La diffusione dell'epidemia rallenta ma ieri è morta la 19esima persona dall'inizio della crisi. Il 6 giugno a Lussemburgo il primo tavolo Ue per pianificare una strategia di difesa comune Batterio killer, l'Europa prepara la controffensiva Federico Tulli Il ceppo epidemico di gastroenterite acuta ematica provocata dal batterio di escherichia coli che ha gettato nel panico gran parte del nord Europa potrebbe aver rallentato la sua corsa. l;annuncio è ani-vato venerdì pomeriggio dall'ospedale universitario di Hannover, nel nord della Germania, dove si sono verificati gran parte dei contagi e dei decessi. Nelle ultime 48 ore il numero di nuove infezioni «sembra essersi stabilizzato», ha detto Reinhard Brunkhorst, presidente della Società tedesca di nefrologia e responsabile della struttura, confermando che si tratta comunque dell'epidemia «più importante causata da un batterio negli ultimi decenni». Cosa abbia eventualmente frenato la diffusione del virus non si sa. Del resto, fino a oggi le certezze sono poche. Sappiamo che il focolaio dell'epidemia di Escherichia coli si trova in Germania. Molto probabilmente nell'area della città-Stato di Amburgo. Si sa anche che è da questa zona che sono transitate o qui vivevano tutte le persone decedute (18 di nazionalità tedesca e uno svedese), e gran parte delle oltre duemila risultate infette (cittadini di 11 Stati europei e degli Stati Uniti). Sappiamo pure, da giovedì, che il batterio è una variante molto rara (se non addirittura mai vista finora) dell'Escherichia coli detta, per gli effetti che provoca, "enteroemorragica", in sigla Ehec. E che il batterio si sviluppa nel sistema gastro-intestinale degli animali a sangue caldo - uccelli e mammiferi, uomo compreso - e si diffonde attraverso le deiezioni intestinali. Ma qui finiscono le cose note e si entra nel campo delle ipotesi. La questione più importante riguarda il punto di contatto tra il ceppo epidemico e l'uomo. «Non sappiano spiegare dove ha avuto origine il batterio, se in un animale, nell'uomo, in una pozzanghera o in un impianto di depurazione», ha affermato il batteriologo tedesco Holger Rohde. E questo contribuisce a tenere alto il livello di guardia in tutta Europa. I 27 Paesi Ue si preparano a pianificare una strategia di difesa comune. Lunedì 6 a Lussemburgo si riuniranno i ministri della Salute, mentre non è stato ancora ufficialmente confermato il tavolo straordinario dei ministri Ue dell'agricoltura proposto nei giorni scorsi dalla presidenza ungherese del Consiglio europeo, per il prossimo 17 giugno. Quanto all'Italia, non sono stati segnalati casi di contagio e il ministero della Salute ha precisato che non c'è alcun nesso tra il batterio di E. coli isolato ieri in un salame di cervo di produzione nostrana e il ceppo epidemico "tedesco". Dal canto suo il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, ha ribadito che nel nostro Paese non c'è alcun problema. «Esiste la possibilità teorica che qualche contaminato dalla Germania possa arrivare in Italia - ha detto Fazio - ma sicuramente non è possibile che prodotti contaminati arrivino nei nostri mercati». Infine, il presidente dell'Istituto superiore di sanità, Enrico Garaci, nel commentare i risultati delle analisi effettuate giovedì da esperti cinesi ha consigliato di non ricorrere a terapie antibiotiche in caso di contagio: «Il fatto che il ceppo epidemico sia resistente a molti antibiotici non costituisce un fattore di rischio: per questa particolare infezione, infatti, la terapia antibiotica non è consigliata. E, anzi, può risultare controproducente, causando un aumento del rilascio della tossina nel lume intestinale da parte dei batteri uccisi dall'antibiotico, con conseguente aumento della concentrazione di tossina nel sangue e aumento del danno renale».

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