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3 giugno 2011

INTERVISTA A GIUSEPPE IPPOLITO - "NESSUN ALLARME SUL BATTERIO, MA ACCELERIAMO LA RICERCA" Manifesto

Manifesto di venerdì 3 giugno 2011, pagina 9


INTERVISTA A GIUSEPPE IPPOLITO - "NESSUN ALLARME SUL BATTERIO, MA ACCELERIAMO LA RICERCA"

di Martini Eleonora

Parla l'infettivologo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani «Nessun allarme sul batterio, ma acceleriamo la ricerca» Eleonora Martini Nessun allarmismo» sul cosiddetto batterio killer. Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell'ospedale Spallanzani di Roma, uno dei massimi infetti-vologi italiani, ci spiega cosa sta succedendo in Europa. E come difendersi. Conoscevamo l'escherichia coli (E.coll) come un batterio che sta nelle feci ma che in occidente non faceva più paura: si combatte con un minimo di igiene o al massimo con gli antibiotici. E invece alcuni genetistlcinesi ci dicono ora che siamo davanti a un ceppo sconosciuto? Proviamo a fare chiarezza? Tutto è cominciato una decina di giorni fa in Germania in pazienti critici già in terapia intensiva colpiti da diarrea sanguinolenta che è stata immediatamente associata all'enteropatogeno E. coli. Poi si sono registrati casi di sindrome uremico emolitica (Hus), che comporta la rottura dei globuli rossi e un'insufficienza renale. Entrambe però non sono malattie nuove, dunque fin qui eravamo nella nonna. La sorpresa è stata invece registrare che i casi aumentavano e anche in altri paesi. Secondo un'interessante analisi del Robert Scott Institute, questo ceppo, così «infettivo e tossico», seèondo l'Oms, non era mai stato associato a una situazione epidemica. Vuoi dire che c'erano già stati casi singoli ma nessuna epidemia? Sì. La cosa strana è che all'inizio i pazienti colpiti avevano avuto tutti un contatto con la Germania e tutti vi avevano consumato vegetali crudi. SI parla di casi analoghi, ma da accertare, anche con cibi consumati in Francia. C'è da avere paura? Nessun allarme. Sicuramente c'è qualche preoccupazione, ma non è una situazione devastante. Mi sembrano invece più preoccupanti gli effetti economici ingenti di questo allarme troppo precoce. Siamo davanti a un mutante patogeno del-l'E. coli? Ma no, ogni giorno mangiamo cibi geneticamente modificati e i microrganismi si modificano come noi, quindi non dobbiamo pensare a un mutante arrivato da fuori. Ci vorranno 4 o 5 giorni ancora per scoprire esattamente di cosa si tratta. È resistente agli antibiotici? Si, ma la diffusione non dipende da questo. Poiché non si trasmette da uomo a uomo, come si è diffuso in una decina di paesi europei? Il batterio è entrato nel circuito alimentare. Attualmente si stimano circa 500 casi di Hus e oltre mille casi di infezione enteroemorragica da E. coli: numeri assolutamente superiori all'atteso. Ma si deve considerare che paesi come la Francia, con una lunga storia di contatti con la sindrome Hus, in questa fase non hanno registrato casi, mentre al contrario la Danimarca che ha una scarsa esperienza di questa patologia ha avuto tutti casi di sindrome Hus. Secondo me ci vorrà un po' di tempo per capire meglio, ma io confido nell'ottimo lavoro delle autorità sanitarie mondiali. I singoli, invece, come possono ridurre i rischi personali? La raccomandazione in un paese come il nostro è di lavarsi spesso le mani, lavare accuratamente i vegetali crudi o non consumarne, e non tenere in frigorifero vegetali crudi accanto a cibi già cotti da mangiare riscaldandoli.

Quanto tempo ci vorrà per fermare l'epidemia? I tedeschi prevedono circa quattro settimane, il tempo di sopravvivenza degli alimenti contaminati nei frigoriferi. Certo, se avessero già identificato e rimosso dal circuito alimentare i vegetali contaminati, sarebbe tutto più facile. Perché questi genetlstl cinesi sono arrivati prima di altri scienziati europei? lo credo che sia stato solo un caso che siano arrivati prima degli americani e dei tedeschi che sono sicuramente molto bravi. I cinesi hanno da anni avviato un programma di sicurezza alimentare, e questo centro di genetisti che ha tipizzato il microrganismo pare sia particolarmente attivo. E questo ci deve far riflettere, e deve essere uno stimolo all'investimento sulla ricerca.

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