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1 giugno 2011

IL COMITATO PER L' ISLAM: VALIDE LE NOZZE CELEBRATE DAGLI IMAM Corriere della Sera

Corriere della Sera di mercoledì 1 giugno 2011, pagina 37


IL COMITATO PER L' ISLAM: VALIDE LE NOZZE CELEBRATE DAGLI IMAM

di Calabrò Antonietta M.

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Integrazione La proposta della struttura del Viminale. «Approvare i ministri di culto dopo un percorso di formazione» Il Comitato per l'Islam: valide le nozze celebrate dagli imam ROMA — Anche in assenza di un'intesa con lo Stato italiano, gli imam potrebbero diventare ufficiali di stato civile e quindi celebrare «in forma religiosa» islamica matrimoni riconosciuti a tutti gli effetti civili. L'«integrazione delle comunità mussulmane va infatti garantita da Imam che siano ministri del culto islamico approvati e abbiano seguito idonei percorsi di formazione». L'intento è scaturito al termine di una riunione del Comitato per l'Islam italiano che si è tenuta alla presenza del ministro Roberto Maroni e del Sottosegretario Alfredo Mantovano. Il Comitato ha approvato un parere, esito di una lunga istruttoria e discussione da parte di tutti i componenti dell'organismo, in cui individua nell'istituto del-l'«approvazione dei ministri di culto» lo strumento più adeguato per garantire il collegamento con le autorità pubbliche da parte delle comunità musulmane che intendano inserirsi nel tessuto sociale e civico italiano, rispettando le leggi e rispondendo alle esigenze di trasparenza e sicurezza. L'istituto dell'approvazio-ne è tuttora regolato dalla vecchia legislazione fascista sui «culti ammessi» (legge 1159/1929 e suo decreto esecutivo 230/1930) che stabilisce la necessità di tale forma di riconoscimento ogniqualvolta si voglia attribuire rilevanza civile all'attività posta in essere da un ministro di culto e, dunque, anche da un imam. Si tratta di una cornice normativa che però la Corte costituzionale ha più volte interpretato in base alla Costituzione repubblicana. Il Comitato, ai fini dell'«ap-provazione del ministro di culto», ha individuato, tra i requisiti richiesti, la sottoscrizione da parte di ciascun imam della Carta dei valori e prima ancora un percorso formativo centrato sulla conoscenza dei principi fondamentali dell'ordinamento giuridico italiano, in primis delle norme sulla libertà religiosa. Esso ha inoltre auspicato la costituzione di un albo dei ministri di culto approvati di pubblico accesso. In particolare, il Comitato ha rilevato come l'istituto dell'approvazione, oltre a rendere più trasparenti le attività di raccolta dei fondi all'interno della comunità religiosa e delle moschee, il servizio di assistenza religiosa islamica negli istituti di prevenzione e pena, e negli ospedali e nei luoghi di cura, consentirebbe di offrire maggiore tutela alle parti più deboli, in genere la donna, all'interno del rapporto matrimoniale. I matrimoni celebrati dal «ministro di culto approvato» sarebbero in tutto e per tutto regolati dal diritto civile italiano, quali matrimoni civili celebrati nell'ambito di un rito religioso. Di conseguenza l'approvazione dei ministri di culto islamici — sottolinea il Comitato — non comporterebbe un riconoscimento dell'efficacia civile degli istituti tipici del diritto musulmano in materia matrimoniale (es.: impedimenti matrimoniali o ripudio). Al contrario, creerà le premesse per un più attento rispetto della donna che, in caso di separazione o divorzio, avrebbe le garanzie previste dal diritto civile italiano.  Effetti civili Le nozze sarebbero riconosciute a tutti gli effetti previsti dal diritto civile

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