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3 giugno 2011

E' FINITA L'ERA DELLE CERTEZZE Stampa

Stampa di venerdì 3 giugno 2011, pagina 1


E' FINITA L'ERA DELLE CERTEZZE

di Tognotti Eugenia

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È Grande è la confusione sotto il cielo d'Europa dopo l'assoluzione degli incolpevoli cetrioli andalusi sospettati di essere gli «untori» del virulento ceppo di E. Coli enteroemorragico (Ehec), responsabile della misteriosa epidemia che non ha precedenti nel Vecchio Continente.

La Commissione europea per la salute pubblica brancola nel buio. Tira aria di crisi tra Spagna e Germania. Sono sul piede di guerra i produttori spagnoli, danneggiati dalle imprudenti conclusioni delle autorità sanitarie tedesche. Cetrioli e frutta continuano a essere considerati di «patente brutta», come le navi che provenivano dal Levante in tempo di peste e di colera.

Infatti la Russia ha decretato il blocco delle importazioni di ortaggi freschi da tutti i Paesi dell'Unione europea, compresa l'Italia, e gli Emirati Arabi hanno sospeso l'importazione di cetrioli, che a quanto pare restano iscritti nel registro degli indagati per sospetta contaminazione. I venti della crisi sanitaria non hanno investito fortunatamente il nostro Paese, che può contare su un efficace sistema di controllo: le misure adottate tempestivamente dal ministro della Salute appaiono adeguate e i nostri standard sanitari ci forniscono una sufficiente sicurezza, se per avventura varcasse le nostre frontiere il batterio «tedesco», dal quale ci si può difendere con le vecchie ma sempre valide regole dell'igiene.

Ripartita da zero, la frenetica ricerca del canale di contaminazione è ripresa, al momento senza esito. Di fatto, mentre di ora in ora s'aggrava il bilancio dei morti e dei colpiti in diversi Paesi europei, non si conosce in che direzione stiano andando le ricerche in Germania, il Paese dove si trova il focolaio. Né quali piste si stiano seguendo per identificare la sorgente della contaminazione: carne poco cotta? Prodotti contenenti latte crudo? Frutta o verdura irrigata con acqua contaminata da feci di bovini, portatori sani di E. coli? La storia recente ci propone il caso dell'epidemia del 1982 dovuta ad hamburger contaminati e quella registrata in Giappone nel 1996 (9951 casi) dove il focolaio fu rinvenuto nei germogli di ravanello distribuiti nelle refezioni scolastiche. Data l'estensione dell'epidemia in Germania, è facile pensare che il canale di contaminazione sia la grande distribuzione. Al momento però aleggiano molti interrogativi. Poche le certezze. Una riguarda le caratteristiche di «novità» di questo ceppo di E. coli emorragico, diverso, a quanto pare, da quelli che hanno causato le principali infezioni di questo tipo negli ultimi anni in quel Paese. Si tratta - stando alle informazioni delle ultime ore - di una variante, nuova, estremamente contagiosa e tossica, e con geni che la rendono «resistente ad alcune classi di antibiotici». Insomma siamo di fronte al verificarsi di una di quelle possibilità su cui i ricercatori avevano richiamato l'attenzione dopo il sequenziamento del genoma dell'E. coli una decina d'anni fa. Il microrganismo - avevano spiegato - dispone di un ampio ventaglio di «armi», cioè di geni che producono pericolose tossine, prese «in prestito» da altri batteri maligni. Il segreto della sua virulenza sta appunto in questa sua «plasticità». In genere l'E. coli è un batterio inoffensivo, che vive pacificamente, in simbiosi nell'intestino dell'uomo e di molti altri animali. I problemi cominciano quando compaiono alcuni specifici ceppi, come il pericoloso O157:H7, generalmente trasmesso attraverso l'ingestione di cibi o acque contaminati. I siti che annunciano la fine del mondo nell'anno che verrà, il 2012, si chiedono se l'Ehec potrebbe avere un ruolo. Non siamo nel film di una catastrofe batterica. Ma conviene pensare, e subito, a quali strategie mettere in campo per affrontare le cosiddette malattie emergenti di origine infettiva, la cui incidenza sta continuamente aumentando, anche per effetto della globalizzazione. Aperta dalla comparsa di un farmaco miracoloso come gli antibiotici - che in quest'emergenza non sono d'aiuto - l'era dell'«hubris», della superba certezza della vicina vittoria sulle malattie infettive, è definitivamente alle nostre spalle.

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