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4 giugno 2011

CROLLA IL MERCATO DI FRUTTA E VERDURA IN ITALIA SI BRUCIANO 3 MILIONI AL GIORNO

Riformista di sabato 4 giugno 2011, pagina 5


CROLLA IL MERCATO DI FRUTTA E VERDURA IN ITALIA SI BRUCIANO 3 MILIONI AL GIORNO

di Pia Maria Cagin

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Crolla il mercato di frutta e verdura In Italia si bruciano 3 milioni al giorno COSTI DA PSICOSI. Crollate le vendite agroalimentari del 15%. In Italia, in meno di una settimana, il settore ha già perso 20 milioni di euro. Negli ultimi anni, i danni da panico alimentare ammontano a 5 miliardi. Ora rischia di scoppiare anche la "bolla sanitaria" legata al futuro vaccino. el primo trimestre del 2011 l'economia italiana è cresciuta solo dello 0,1 per cento. Il piccolissimo incremento, stando ai dati Istat, è dovuto solo alla ripresa del settore agricolo, mentre industria e servizi rimangono fermi. Adesso, però, il batterio kil- r. ler Escherichia coli (Ehec) ha messo in ginocchio l'intera agricoltura del Vec chio Continente. Anche in Italia il mercato di frutta e verdura sta crollando. Per il momento il nostro paese non ha registrato casi di infezione, ma le vendite degli ortaggi sono in flessione di almeno il 15 per cento. Perdiamo circa tre milioni di euro al giorno. In una sola settimana abbiamo bruciato venti milioni.

Il Codacons - associazioni perla difesa dell'ambiente e dei diritti dei consumatori - chiede al governo di adottare il prima possibile misure per impedire che il batterio arrivi anche in Italia. Scrive l'associazione in un nota: «Il ministero della Salute italiano, incredibilmente, sta ancora dormendo e non ha preso alcun provvedimento serio per impedire che questa emergenza possa giungere anche in Italia». Il Codacons denuncia ipuna riduzione delle vendite di almeno il 15 per cento. A contribuire a questo ribasso c'è sicuramente il mancato blocco delle importazioni, che non aiuta certo a rassicurare gli italiani sulla sicurezza dei prodotti commercializzati nel nostro paese, la scarsa informazione e la mancata individuazione del prodotto contaminato. «Un danno ingente anche per i produttori italiani - continua l'associazione - Ricordiamo, infatti, che il 20 per cento dei negozi di frutta e verdura espone ancora un'etichetta irregolare e non indica la provenienza del prodotto agricolo». Nell'impossibilità, dunque, di distinguere un prodotto nazionale da uno straniero, gli italiani rinunciando all'acquisto.

E la psicosi agroalimentare rischia di causare molti più danni all'economia del nostro paese. Secondo i dati Coldiretti, organizzazione che rappresenta le persone e le imprese che operano in agricoltura, oltre un cittadino su tre (35 per cento) evita di acquistare per un certo periodo i prodotti di cui ha sentito parlare nell'ambito di una emergenza relativa alla sicurezza alimentare. Il crollo dei consumi in Europa a seguito della disinformazione sul batterio killer cade in una stagione decisiva per la produzione nazionale di frutta e verdura che - sottolinea la Coldiretti - rappresenta la voce più importante delle esportazioni agroalimentari con un valore per un valore complessivo di 4,1 miliardi di euro, superiore a quello del vino. Per l'organizzazione, occorre fare immediata chiarezza sull'evoluzione dell'epidemia per superare una psicosi che rischia di essere devastante per la salute e per l'economia.

La cronistoria da panico alimentare è drammatica. Il batterio killer è arrivato in Europa a dieci anni esatti dal primo caso di mucca pazza, e fa salire a ben cinque miliardi i danni provocati dalle psicosi nei consumi generati da emergenze alimentari, vere e presunte, che si sono verificate nell'ultimo decennio. Dalla mucca pazza all'aviaria, dal latte cinese alla melamina a quello tedesco alla diossina, fino all'olio di semi ucraino contaminato da idrocarburi: gli allarmi provenienti dalle diverse parti del mondo si sono moltiplicati nell'ultimo decennio con pesanti effetti sull'economia.

Sono state stimate a due miliardi le perdite  subite dal sistema della produzione, trasformazione e commercio della came a seguito dell'emergenza mucca pazza principalmente per il crollo dei consumi. Gli incassi da vendita di carne si sono quasi dimezzati nel momento più acuto della crisi per poi riprendersi molto lentamente, nonostante le misure di prevenzione adottate. In questa direzione, particolarmente efficace si è dimostrata l'introduzione dell'obbligo di indicare in etichetta la provenienza della carne bovina in vendita. Una misura che è stata introdotta in Italia con successo anche perla carne di pollo (2005) in occasione dell'influenza aviaria, dopo un calo dei consumi che ha superato il 60 per cento nella fase più critica e danni valutabili complessivamente in un miliardo di euro. La mancata estensione di tale provvedimento a tutti i prodotti agroalimentari ha certamente concorso ad aggravare i costi delle altre emergenze alimentari che si sono verificate nell'ultimo decennio.

Adesso, con il caso dell'ultimo batterio killer, rischia di scoppiare anche la bolla sanitaria legata alla scoperta del futuro vaccino per debellare l'Ehec. Il panico da influenza suina (H1N1) ha indotto il ministero della Salute guidato da Ferruccio Fazio ad acquistare circa 10 milioni di vaccini per un esborso pubblico di diversi milioni di euro. Il problema? È stato consumato solo un milione di vaccini.

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