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10 giugno 2011

CARAFFE PER L'ACQUA, INDAGA LA PROCURA - ACQUA CON IL FILTRO, LA PROCURA MANDA I NAS Corriere della Sera Roma

Corriere della Sera Roma di venerdì 10 giugno 2011, pagina 3


CARAFFE PER L'ACQUA, INDAGA LA PROCURA - ACQUA CON IL FILTRO, LA PROCURA MANDA I NAS

di Sacchettoni Ilaria

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II caso Reati ipotizzati: frode e commercio di sostanze dannose. L'inchiesta di Roma dopo quelle di Torino. Terni e Velletri Caraffe per l'acqua, indaga la Procura Sotto accusa il filtro al carbonio attivo contenuto nelle brocche. Controlli dei Nas La Procura di Roma ha aperto un'inchiesta sulle caraffe filtranti in commercio nei supermercati e negozi di casalinghi. L'indagine nasce da un esposto di Mineracqua presentato anche in altre procure fra cui Torino. Ora il pm Mario Dovinola ha incaricato i Nas di eseguire alcuni controlli. Al vaglio del nucleo antisofisticazione, tra l'altro, anche uno studio realizzato fra settembre e novembre 2010 da alcuni ricercatori de La Sapienza che fotografa i filtri deteriorati. Quello che interessa i magistrati romani è capire se, nella commercializzazione della brocca sia stata seguita interamente la filiera delle procedure di sicurezza. Tra i produttori, la Brica sottolinea: «Disponiamo delle autorizzazioni ministeriali di Germania e Austria». Tra le ipotesi di reato, il commercio di sostanze dannose alla salute e la frode in commercio. Ma potrebbe anche profilarsi la violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti per via del filtro al carbonio attivo che compone la brocca. Acqua con il filtro, la Procura manda i Nas L'indagine corredata da uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori de La Sapienza Pubblica o privata? Filtrata o naturale? Mentre si decide tramite referendum se il getto domestico debba essere municipale o meno, sul fronte (combattuto) dell'acqua potabile si profilano altre novità. La procura di Roma — dopo quelle di Torino, Terni, Velletri e Tivoli — ha aperto un fascicolo sulle caraffe filtranti che, trattenendo cloro, calcare e altre sostanze, dovrebbero trasformare l'acqua del rubinetto in bevanda simile alla minerale. Accessorio in equilibrio tra design sfizioso e prezzo popolare, la brocca depurativa ha conquistato una fetta di mercato sempre maggiore, dagli ordinativi via internet fino agli scaffali dei supermercati dove da qualche tempo si può acquistare dai venti euro in su. L'indagine sulle caraffe filtranti, prodotte in primis dalla tedesca Brita e poi imitate dai marchi della grande distribuzione, parte dalla denuncia di Ettore Fortuna, presidente di Mineracqua. L'associazione di categoria dei produttori di acque minerali (commercialmente danneggiate dalla caraffa filtrante? Il dubbio è lecito) ha già presentato un esposto nelle altre procure d'Italia. Ora quello che interessa i magistrati romani è capire se, nella commercializzazio-ne di un oggetto che, tra l'altro, è alla portata dei bambini, sia stata seguita con scrupolo l'intera filiera delle procedure di sicurezza. Il pm Mario Dovinola, che ha incaricato i Nas di eseguire alcuni controlli è in attesa dei risultati. Al vaglio del nucleo anti sofisticazione, tra le altre cose, c'è anche uno studio realizzato fra settembre e novembre 2010 da alcuni ricercatori de La Sapienza. Molto semplicemente, come si legge nella relazione, gli esperti hanno riempito la caraffa filtrante attingendo alla «fontanella pubblica dell'acquedotto di Roma situato all'interno de La Sapienza» (il comune Nasone) e poi hanno fotografato e descritto il lavoro del filtro fino al suo progressivo deterioramento. L'acqua sottoposta al setaccio è ovviamente più povera di sostanze (utili all'organismo? dannose?) e gli accertamenti dei Nas, a questo punto, serviranno anche a capire se il filtro brevettato per alleggerire il nostro bere quotidiano può avere, alla lunga, controindicazioni per l'organismo o meno. Dalla perizia commissionata qualche mese fa dal pm torinese Raffaele Guariniello risulterebbe altro. Che cioè il filtro «magico» non toglie né aggiunge alcunché all'acqua di per sé potabile del rubinet *** to. Ma allora i produttori farebbero promesse che poi non mantengono? Anche questo è da accertare. Nel ventaglio di reati ipotizzati dai magistrati, infatti, oltre al commercio di sostanze dannose alla salute, compaiono la frode e la violazione della normativa sullo smaltimento dei rifiuti: il filtro al carbonio attivo della brocca non andrebbe trattato da rifiuto tossico? La domanda banale diventa pertinente se si considera la grande diffusione delle brocche uno strumento quotidiano entrato in famiglia. La Brica, intanto, precisa che i filtri «dispongono delle autorizzazioni ministeriali di Germania e Austria» e che nelle istruzioni per l'uso delle brocche «non si parla di acqua pura bensì filtrata, perché trattiene alcune sostanze e ne rilascia altre consenite dalla legge sulle bevande». Ma i consumatori (Adiconsum, Adoc) replicano che manca «il visto del nostro ministero della Salute». «Se le indagini confermassero quanto hanno verificato i ricercatori de la Sapienza, si profilerebbero una serie di danni ai cittadini» dice il legale di Mineracqua, Giovanna Corrias, mentre i consumatori di Adoc, che già hanno seguito l'inchiesta torinese, si augurano l'intervento del ministero della Salute. Storicamente impegnate nel combattere la frode in commercio, le associazioni chiedono di procedere con severità laddove fosse dimostrata la frode «sanzionando le aziende e vietando il commercio di simili prodotti». Possibilmente prima che l'afa estiva abbia il sopravvento.

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