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5 giugno 2011

BIOTECH SUCCESSO ITALIANO: SPERANZE E QUALCHE OMBRA Corriere della Sera

Corriere della Sera di domenica 5 giugno 2011, pagina 57


BIOTECH SUCCESSO ITALIANO: SPERANZE E QUALCHE OMBRA

di Natali Daniela

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Farmaci innovativi Quasi trecento i prodotti in via di sviluppo Biotech successo italiano:

speranze e qualche ombra Ricerca Dai laboratori prospettive notevoli ma anche interrogativi Biotech. Solo il nome suscita delle aspettative perché suona come qualcosa di contrapposto alla chimica e vicino alla «vita», ancorché tecnologizzata: biotech. E in Italia, come dicono i dati diffusi recentemente da Asso-biotec (l'associazione che raggruppa le aziende del settore), le imprese impegnate in questo campo sono molte: 375, e di queste 246 si occupano della cura della salute, con 237 medicinali in "via di sviluppo". Ma che cos'è esattamente un farmaco biotech? «Si tratta di prodotti di origine biologica, spesso derivanti da proteine, in grado di colpire selettivamente un bersaglio — chiarisce Silvio Garattini, direttore dell'Istituto Mario Negri di Milano — e questa loro selettività fa sì che, teoricamente, possano ottenere benefici senza causare effetti tossici». Teoricamente? «I prodotti biotech vengono in larga quota usati per curare il cancro, ma molto spesso è necessario un abbinamento con i che-mioterapici tradizionali e questo fa sì che la loro minore tossicità vada perduta». «Si tratta comunque di prodotti innovativi — ribatte Sergio Dompé, presidente di Far-mindustria — e non solo dal punto di vista scientifico, ma anche da quello dell'organizzazione del lavoro. E questo premia l'Italia». In che senso? «Dati gli alti costi della ricerca e dello sviluppo di un prodotto biotech, difficilmente una sola azienda riesce a farsi carico di tutto e diventa, quindi, più probabile che il lavoro diventi policentrico, "diffuso", coinvolgendo e premiando anche le piccole eccellenze. Che in Italia sono molte. Pensiamo ai farmaci per le malattie rare: il 10,4 per cento delle nostre pubblicazioni scientifiche riguarda proprio questo settore, un tasso che nessun altro Paese raggiunge. E non è poi detto che un medicinale studiato per rivolgersi a una parte particolare della popolazione non si riveli utile a molte più persone». «Oggi — precisa Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec — circa il 5o per cento dei farmaci e delle terapie in via di sviluppo nasce dalle biotecnologie, ma la proporzione cresce nei trattamenti più innovativi, come vaccini, anticorpi monoclonali per il trattamento di tumori e malattie infiammatorie-infettive, terapia cellulare, terapia genica, medicina rigenerativa. E non sono solo i farmaci biotech ad avere ricadute dirette sulla salute della gente. Applicare le biotecnologie al settore agro-alimentare significa incidere moltissimo sulla qualità di vita». «Certo sarebbe auspicabile una maggiore incentivazione» aggiunge Sidoli. «Il rischio, come nell'industria farmaceutica più in generale, è che ricerca e produzione siano trasferite altrove, dove non mancano né i cervelli, né le capacità tecniche e il costo del lavoro è inferiore» conclude Dompé. Alti costi per arrivare al prodotto finito, ma anche alti costi da sostenere per il Servizio sanitario. «E a fronte di cifre molto alte, assai superiori a quelle dei prodotti di sintesi, poco sappiamo dei vantaggi in più che i biotech offrono. Purtroppo come per tutti i farmaci è richiesto solo che dimostrino qualità, sicurezza ed efficacia e non di avere un "valore aggiunto" che giustifichi la loro messa in commercio» chiosa Silvio Garattini. C'è però da dire che presto molti farmaci biotech usciranno dalla copertura brevettuale e sarà possibile utilizzare i bio-similari a prezzi molto più vantaggiosi. «Anche se — come precisa Sidoli — non si tratterà di farmaci identici, ma "simili", a quelli originari perché, mentre è facile replicare una molecola e creare un generico, è molto più complesso standardizzare, e quindi replicare, un intero processo produttivo come richiedono i biotech». Comunque, come sempre accade quando sono a diposizione più opzioni terapeutiche, è e sarà il medico a decidere, caso per caso, se sostituire un farmaco bio-tech "originario" con un biosimilare.

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