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7 giugno 2011

BATTERIO, SOIA ASSOLTA DAI TEST. FAZIO: "FUGA DAI LABORATORI" Corriere della Sera

Corriere della Sera di martedì 7 giugno 2011, pagina 29


BATTERIO, SOIA ASSOLTA DAI TEST. FAZIO: "FUGA DAI LABORATORI"

di Offeddu Luigi

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L'epidemia Controlli anche in Italia: «Nessun rischio da frutta e verdura» Batterio, soia assolta dai test Fazio: «Fuga dai laboratori» Il ministro: forse un errore in un esperimento genetico La domanda I Si può sempre scoprire la causa delle epidemie?

Le principali indiziate restano ancora le verdure?

Ci sono casi in cui non è possibile scoprire da dove si origina l'epidemia. Per esempio i focolai epidemici italiani da Escherichia coli, il ceppo classico più diffuso, non quello attualmente presente in Germania, non sono mai stati spiegati. In generale, più passa il tempo dall'inizio delle infezioni. più risulta difficile risalire al veicolo che le ha portate. E, in questi casi, pensare che si tratti di un'unica causa diventa poco significativo. rifatto che le indagini finora condotte dalle autorità sanitarie e dai laboratori tedeschi non abbiano portato ad alcun risultato fa allontanare la prospettiva della scoperta della causa principale dell'epidemia che sta dilagando nell'Europa del Nord.

Assolti — per insufficienza di prove — i germogli di soia, l'indagine sul colibatterio riparte quasi da zero: su vegetali, frutta, carni, in sostanza su tutto perché ogni pista viene giudicata possibile. Ma intanto, l'epidemia sembra ulteriormente stabilizzarsi, dà segni di essere almeno in parte circoscritta: 23 o 24 i morti (il margine di dubbio è legato ai risultati delle ultime analisi); e 2.333 i casi ufficialmente accertati, con una lievissima variazione rispetto all'altro ieri. Con le stesse analisi di laboratorio che hanno in parte «scagionato» i germogli di soia, si cerca ancora l'origine di tutto in Germania, focolaio primo della malattia. E negli altri 12 Paesi dove il contagio si è manifestato, buon ultimo il Lussemburgo dove proprio ieri si è registrato un caso: una donna, che come quasi tutte le altre vittime era appena stata nella zona di Amburgo. Nessun contagio, invece, in Italia. Riuniti qui al Lussemburgo per fare un primo bilancio di quanto avvenuto, i mini- SI, gli istituti di ricerca e le autorità tedesche continuano a raccomandare ai cittadini di non consumare pomodori, lattuga e cetrioli. F. questo indica che sono convinti che la causa debba nascondersi fra questi alimenti. II rischio non è costituito soltanto dall'alimento in se stesso ma può essere legato alle modalità con cui viene lavorato e distribuito. Si può pensare anche ad una contaminazione successiva alla produzione, durante la fase di trasformazione. Per questo anche il ministro della Sanità italiano Ferruccio Fazio insiste sull'ipotesi che il veicolo del batterio possa essere costituito da imballaggi e confeziona mento e che quindi la contaminazione possa riguardare piu alimenti e non solo i vegetali. Ministri della Sanità di tutta l'Unione Europea prendono atto di una serie di fatti: l'allarme Ue ha funzionato maluccio, come dimostrato dalla «falsa pista» dei cetrioli spagnoli, e in futuro sarà obbligatorio un «maggiore coordinamento» (parole del commissario Ue alla salute, John Dalli); è anche necessario e giusto prevedere degli indennizzi per gli agricoltori danneggiati proprio dai falsi allarmi; e sarà «molto difficile» risalire in tempi brevi alla fonte primaria dell'epidemia: lo rilevano apertamente le autorità tedesche, che infatti continuano a predicare la massima attenzione su tutti i vegetali, soia compresa. Nella ricerca del «colpevole», anche la storia recente può aiutare: «Vi sono state altre epidemie di Esterichia coli, negli anni go o 2000 — dice il ministro della Sanità italiano, Ferruccio Fazio — e tutte in aree circoscritte, dove il contagio si era trasmesso non attraverso l'aria ma attraverso canali ben conosciuti: questo ci suggerisce che anche ora bisognerà insistere nei controlli sanitari a tappeto, e su tutta la catena alimentare, nell'area della Germania settentrionale dove si è registrato il maggior numero di contagi». Sull'origine di tutto, può esserci anche un'altra ipotesi: «Un errore di laboratorio — dice ancora Fazio —per esempio durante il lavoro per un vaccino, con una manipolazione genetica da cui può essere nato e poi sfuggito un nuovo sierotipo. Ma escluderei comunque l'ipotesi del bioterrorismo». Per l'Italia, il ministro torna a ribadire: «Nessun rischio per frutta o verdura, e neppure per la soia: si possono mangiare, anzi si devono mangiare perché fanno bene. Con la solita raccomandazione che facciamo da sempre: mangiare tutto ben lavato, e lavarsi le mani, insomma osservare le norme di igiene». Ma non tutti sono d'accordo con quanto fatto finora: l'associazione dei consumatori Codacons ha inviato un esposto a 104 Procure della Repubblica, definendo «assolutamente inadeguate e insufficienti» le misure prese dalle autorità sanitarie. Oggi torneranno a parlare del colibatterio i ministri dell'Agricoltura della Ue. Intanto  il commissario Dalli azzarda una prima prognosi: «L'incidenza dei casi diminuisce giornalmente, indicherebbe che la contaminazione si sta riducendo. Quella che vediamo ora è la contaminazione del passato: ma bisogna restare molto prudenti». Luigi Offeddu loffeddu@res.it 2.333 i casi ufficialmente accertati. I morti in Europa sono 23: analisi su un altro decesso sospettoQuali sono i sintomi sicuri di questa infezione? Il segnale iniziale è la diarrea che spesso si accompagna a sanguinamento. L'incubazione può durare dai due ai dieci giorni e se l'infezione compare tardivamente è difficile ricordarsi quale alimento possa averla provocata. Dopo questi primi sintomi può esserci l'effetto della tossina prodotta dal batterio, che supera la parete dell'intestino ed entra nel sangue andando a colpire i reni. Si possono avere conseguenze gravi fino all'insufficienza renale, che può anche causare la morte. La febbre di solito non è elevata. In ogni caso se dovesse comparire la diarrea e perdurare è sempre meglio rivolgersi al medico soprattutto se si è appena tornati dalla Germania del Nord. (a cura di Margherita De Bac)

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