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25 maggio 2011

TRAPIANTI, IL PIEMONTE MEDAGLIA D'ORO 400 INTERVENTI E DONAZIONI IN CRESCITA Repubblica Torino

Repubblica Torino di mercoledì 25 maggio 2011, pagina 7


TRAPIANTI, IL PIEMONTE MEDAGLIA D'ORO 400 INTERVENTI E DONAZIONI IN CRESCITA

di Strippoli Sara

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PRIMO centro italiano per trapianti d'organi. Saràilministro della sanità Ferruccio Fazio, domani a Roma per la giornata nazionale perla donazione e trapianto, a consegnare il riconoscimento all'ospedale Molinette di Torino. Nella classifica italiana il San Giovani Battista è al primo posto per i trapianti di rene e difegato, al quinto per il cuore, al secondo per il polmone, ancora al quarto per il pancreas. Nel 2010 l'attività di donazione di organi e tessuti è aumentata e il Piemonte, con 29 donatori per milione di abitanti per anno, è stata la prima regione in Italia, contro una media nazionale di 18,2. E da anni ormai il Piemonte contende il primo posto per generosità aToscanaed Emilia. Sempre l'anno scorso, nella nostra regione sono stati eseguiti 400 trapianti (di cui 13 da Fiori all'occhiello il rene e il fegato In lista d'attesa 750 pazienti, uno su 4 da fuori regione donatore vivente), con un incremento, rispetto al 2009, del 13 per cento. La maggior parte dell'attività ha riguardato organi addominali: 213 trapianti di rene e 142 di fegato. Quelli di cuore sono stati 26 e di polmone 15. Il numero complessivo di trapianti eseguiti da centri  del Piemonte, dall'inizio della loro attività al 31 aprile del 2011, è di 6.138. La crescita dell'attività, hanno ricordato Pier Paolo Donadio e il responsabile del Centro trapianti Antonio Amoroso, ha consentito di contenere la mortalità di chi è in attesa di un intervento e le liste d'attesa non sono sostanzialmente aumentate: al31 dicembre erano 750 i pazienti ansiosi di ricevere un organo da un donatore. E i non residenti in Piemonte sono il 28 per cento dei pazienti complessivi in attesa di trapianto. Ma, al di là dell'elevato ritmo di attività, il premio del ministero della Salute prende in considerazione anche la qualità: per la maggior parte dei programmi di trapianto l'efficacia è pari o superiore a quella dei migliori centri europei. Un complesso di fattori di eccellenza, sottolinea l'assessore alla sanità Caterina Ferrero, «che si completa con un'efficace rete ospedaliera». I frutti che si raccolgono oggi, ha ricordato il commissario del San Giovanni Battista Emilio Io-dice, sono il risultato di un lavoro sinergico di anni: la rete dei coordinamenti locali dei prelievi, i medici di tutte le rianimazioni, le équipe di prelievo e di trapianto, gli specialisti che seguono i pazienti prima e dopo l'intervento. Anello chiave del sistema sono ovviamente i donatori, ed è compito dei medici fare in modo che il consenso alla donazione continui a crescere. Per quanti progressi si facciano, ribadiscono infatti Donadio e Amoroso, il numero delle donazioni non basta mai ad azzerare le liste di attesa. Un problema universale e non soltanto italiano. Interessanti i dati sul consenso diffusi dall'ospedale: il29 percento dei potenziali donatori non concede l'autorizzazione, mentre gli organi non idonei perla presenza di qualche patologia incompatibile resta al 13 per cento. Sale l'età media dei donatori, attorno ai 50 anni, anche perché in parallelo diminuisce il numero delle morti per trauma nei più giovani. Le ragioni dell'opposizione al trapianto sono variegate, spiega Amoroso: difficoltà emotiva, l'idea dell'integrità del corpo, anche ignoranza. Molto dipende anche dalle notizie di cronaca che contribuiscono arendere l'offerta fluttuante nel tempo.

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