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21 maggio 2011

SOS, IL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO SCOPPIA Brescia Oggi

Brescia Oggi di sabato 21 maggio 2011, pagina 7


SOS, IL PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO SCOPPIA

di Danesi Natalia

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AL CIVILE. Il boom di patologie infettive e, con linizio della bella stagione, i primi traumi fanno registrare subito un sovraffollamento: lunghe code e genitori infuriati Sos, il Pronto soccorso pediatrico scoppia Gli accessi sono cresciuti del 20-25 per cento con picchi di 6 ore di attesa per i «codici verdi» Arrighini: «Non sempre l'ospedale è necessario» Natalie Danesi Quattro, cinque, persino sei ore prima di essere visitati. E capitato negli ultimi giorni ai bimbi che si sono recati al Pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Civile cittadino con un codice verde, cioè in condizioni che non necessitassero un intervento urgente o immediato. Un'attesa snervante che abitualmente può capitare nel fine settimana, ma a cui le famiglie e i piccoli pazienti sono sottoposti da qualche tempo anche nelle ore pomeridiane e serali. La situazione al Pronto soccorso è davvero difficile e anche i numeri lo confermano.

IN UN PERIODO DI «MAGRA» la media è di cento accessi al giorno con un picco di 140 il sabato a 120 la domenica. In queste ultime settimane anche nei giorni feriali si superano le 120-130 persone. E la «colpa» questa volta non è degli stranieri che si aggirano intorno al 20 - 25 per cento, poco più della media dei residenti. I numeri direbbero poco se non si aggiungesse che il pediatra di guardia è solo uno per turno, affiancato da uno specializzando, due o tre infermieri e ausiliari di supporto. In situazioni di estrema emergenza, se non ha già un carico di lavoro eccessivo, può unirsi al team anche il pediatra del reparto, ma di routine la sua presenza non è prevista. I primi ad essere rammaricati però sono proprio loro, gli operatori sanitari, che sono costretti ad affrontare non solo i problemi di salute dei bimbi, ma anche la frustrazione dei loro familiari per le attese. Non solo, spesso il piccolo pa ziente arriva accompagnato da entrambi i genitori, e lì nasce pure un problema di sovraffollamento. «Sicuramente la situazione è dovuta alla coda delle patologie infettive e ai casi di febbre o diarrea ma anche, con l'arrivo della bella stagione, ai primi traumi, certo la miscela è davvero esplosiva - conferma il direttore del Pronto soccorso pediatrico, Alberto Arrighini -. Le attese prolungate fanno crescere la rabbia e la delusione. Ci dispiace constatare che spesso i genitori pensano al loro problema e si lamentano dell'attesa senza considerare che, magari, abbiamo dovuto visitare prima del loro un bimbo in codice rosso che stava davvero male». La sentenza delle mamme e dei papà che fanno la coda al Pronto soccorso è sempre la stessa: ci vorrebbero più medici. In parte è evidente, lo dicono i numeri. In parte il problema è da ricondurre anche agli accessi che si possono definire «impropri», che molto approssimativamente Arrighini stima nel 50 per cento. AL CIVILE, in sostanza, ci si va anche se ci sono altri servizi a disposizione per i casi meno urgenti (guardia medica). Arrivano anche utenti dalla provincia che potrebbero rivolgersi ai reparti pediatrici più vicini. Ce ne sono, ricorda Arrighini, a Desenzano, Gavardo, Chiari, Manerbio e Esine. Ultimi, ma non in ordine di importanza, sono i casi che comunque potrebbero benissimo essere affrontati tra le mura domestiche ma «i genitori non riescono proprio a gestire l'ansia». Così, varcano la soglia dell'ospedale e si mettono in attesa. «Ci sono alcune situa zioni per le quali è indispensa-  il Pronto soccorso - spiega il direttore -. Penso per esempio ai traumi: anche quelli banali nei più piccoli possono rivelarsi rischiosi. O ai tagli». Ma tra le cause più frequenti di accesso c'è la febbre, e nella maggior parte dei casi le terapie che si fanno a casa per abbassarla sono sufficienti. «Nel 70 o 80 per cento dei pazienti la febbre è di natura virale e i virus non si curano così su due piedi: quello che possiamo fare è far scendere momentaneamente la temperatura dopodiché perché il virus passi non c'è che da avere pazienza». Certo, ci sono alcune situazioni in cui la febbre è un campanello d'allarme importante e il Pronto soccorso serve. Per capire se vale la pena consultare i medici di emergenza o meno, «è sufficiente osservare le condizioni generali del bambino, e nessuno lo conosce meglio del genitore». Se in sostanza mangia, se è vivace, reattivo, non c'è da preoccuparsi. Se invece «è diverso dal solito», se è inappetente o poco reattivo allora bisogna quanto prima rivolgersi all'ospedale. Vomito e diarrea sono altri sintomi per i quali spesso i genitori si allarmano ma «bisogna imparare - spiega Arrighini - a reidratare i bambini per  bocca». E sufficiente, prosegue il medico, una soluzione reidratante orale di quelle che si trovano in farmacia. L'acqua non è sufficiente e gli integratori non contengono le sostanze adatte. Anche in questo caso, ci sono alcuni segnali che possono indicare la presenza di un problema grave. Il consiglio? «Se in casa c'è una bilancia, pesate il bambino. Se notate che si verifica una perdita di peso importante vuol dire che si sta disidratando». E in questo caso è bene fare ulteriori accertamenti. • La febbre non è «pericolosa» in sè Basta «osservare se le condizioni generali sono diverse dal solito» Quanto a vomito e diarrea, i bimbi «possono essere reidratati a casa con l'apposita soluzione»

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