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24 maggio 2011

SE IL COSTO STANDARD SI BASA SU CHI CURA MEGLIO - SE LA CURA MIGLIORE FA STANDARD Sole 24 Ore Sanita'

Sole 24 Ore Sanita' di martedì 24 maggio 2011, pagina 20


SE IL COSTO STANDARD SI BASA SU CHI CURA MEGLIO - SE LA CURA MIGLIORE FA STANDARD

di Bartoloni Marzio

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Il test Se il costo standard si basa su chi cura meglio A PAG. 20-21 In un libro degli esperti del «S. Anna» di Pisa una simulazione sul federalismo fiscale Se la cura migliore fa standard Le Regioni benchmark non sono solo quelle che hanno i conti in regola Amato: «li finanziamento del Ssn non è più un gioco a mosca cieca» (( C II è un filo che si è finalmente trovato e che ora si potrà dipanare, innescando un circolo virtuoso nel quale il crescere dei dati informativi sarà la premessa di possibili e misurabili miglioramenti dell'appropriatezza, della qualità e dell'efficienza dei servizi». L'ex premier Giuliano Amato, che firma la postfazione del volume, non ha dubbi il mondo è cambiato rispetto a quando da ministro del Tesoro vedeva arrivare fino a tutto marzo gli «arrivi di pacchi di DI MAR71O BARTOLONI Non bastano i conti a posto per stabilire chi fa buona Sanità e dunque merita di rientrare nell'ambito podio delle tre Regioni benchmark sulle quali costruire i costi standard. Se il federalismo deve davvero rilanciare il Ssn rimettendo in carreggiata un Centro-sud schiacciato tra cure a singhiozzo e bilanci sempre in rosso, bisogna fare un passo in più: costruire, cioè, questi nuovi totem della Sanità federale prendendo come esempio non solo chi garantisce i livelli essenziali di assistenza in condizione di «equilibrio economico», come prevede il decreto sul federalismo fiscale appena pubblicato in «Gazzetta». Ma soprattutto prendendo come riferimento chi davvero quelle cure le offre in modo «appropriato», assicurando cioè al cittadino quello di cui ha veramente bisogno: un'assistenza di qualità. Beninteso senza sforzare i bilanci. A spiegare che questa rivoluzione si può davvero fare, dati alla mano, è un libro appena pubblicato da «il Mulino» di Sabina Nuti e Milena Vainieri della Scuola Sant'Anna di Pisa («Federalismo fiscale e riqualificazione del Servizio sanitario nafatture che gli assessori regionali alla Sanità trasmettevano direttamente all'Istao gonfiando rindebitamento. Allora - ricorda Amato - «il finanziamento del fondo sanitario diventava un gioco a mosca cieca» con un «dilemma al quale avremmo dovuto sfuggire». E cioè se «lasciare al debito le ragioni della qualità» oppure se «ridurre le risorse finanziarie con gli occhi più o meno chiusi su tali ragioni». Ebbene secondo Amato questo libro «ci dice che siamo usciti da quel dilemma e che zionale. Un binomio possibile») che va dritto al nocciolo della questione: se il costo standard non si annacqua con paletti e altri criteri, più "politici" che scientifici, a doversi sacrificare è di più il Sud che il Nord dove prevale la buona Sanità. Anche se ci sono eccezioni di rilievo. «Qui però non si tratta di stabilire chi perde o guadagna più risorse rispetto al passato - ci spiega Sabina Nuti che è direttore del laboratorio Management e Sanità del S. Anna di Pisa -, ma di capire che attraverso questa valutazione reale delle performance si può indicare a chi è in ritardo dove deve intervenire per migliorarsi e dunque risparmiare».

Le due autrici, che già da tempo lavorano anche con il ministero della Salute per misurare le performance dei nostri ospedali, in questo libro si sono fatte semplicemente alcune domande che il decreto sul federalismo fiscale ha preferito non affrontare di petto. E cioè: cosa succederebbe se il costo standard fosse costruito prendendo a esempio le Regioni che erogano le prestazioni nel modo migliore? Quale sarebbe il saldo delle risorse se invece che ancorarsi alla quota capita-ria, pesata per età, calata dall'alto si decidesse di partire invece possiamo ora modulare il finanziamento su costi standard, costruiti su indicatori che tengono conto non solo dell'efficienza della spesa, ma anche dell'appropriatezza e della qualità del servizio». Ne è convinto anche il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, che nella premessa si dice convinto che federalismo fiscale e riqualificazione del Ssn sia un «binomio possibile». Anzi la «loro integrazione può rappresentare la garanzia per la sostenibilità e la sopravvivenza stessa del Ssn».

dal basso e cioè da alcuni dati sicuri e da una batteria di indicatori a cui collegare il calcolo del costo standard? Ebbene questo breve volume - che si può fregiare di una premessa del ministro della Salute Ferruccio Fazio e della postfazione dell'ex premier Giuliano Amato - risponde con tutte le cautele e i limiti del caso a questi interrogativi passando al setaccio le performance su cure ospedaliere, farmaceutica, specialistica e assistenza sul territorio. E il risultato è molto interessante. In questo test non si prendono in considerazione le tre Regioni benchmark (una del Nord, una del Centro e una del Sud, compresa una piccola realtà geografica) indicate dal decreto e finite nelle varie simulazioni di questi ultimi mesi. Ma a fare da riferimento sono tutte quelle Regioni (quasi sempre quattro, in un caso cinque) che raggiungono un livello ottimale di performance nei quattro settori considerati (ospedale, farmaci, specialistica e territorio). I numeri che escono fuori da que *** sto esercizio sono quasi scontati per chi la Sanità la conosce bene: le Regioni benchmark sono tutte del Nord. E a conti fatti il Ssn spenderebbe - se si prendessero in considerazione i dati del 2008 - 572 milioni di meno. Con alcune Regioni costrette a seri digiuni: come il Lazio che dovrebbe rinunciare addirittura a 1,290 miliardi o la Campania (-194 milioni). Ma anche al Nord non mancherebbero i sacrifici: come a Bolzano (ben 258 milioni in meno) o in Liguria (-160 milioni) e a Trento (-86 milioni). Per gli altri ci sarebbero fondi in più che a questo punto avrebbero una funzione «premiale». Ma perché questo metodo può funzionare? Perché - spiega il libro - punta «sul ruolo virtuoso che meccanismi di valutazione e valorizzazione delle best practice possono giocare» nel migliorare la nostra Sanità introducendo «parametri di appropriatezza e qualità e non solo di efficienza e di spesa». Una partita, questa, che può sempre riaprirsi visto che lo stesso Dlgs sui costi standard prevede che le Regioni benchmark dimostrino anche di aver garantito la qualità e l'appropriatezza in base ad alcuni «criteri» che saranno definiti da un futuro Dpcm. Insomma il criterio della qualità delle cure, uscito dalla porta dei costi standard sempre nentrare dallap finestra.

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