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20 maggio 2011

RU486, IL FLOP VENETO DELLA PILLOLA ABORTIVA "LE DONNE PREFERISCONO LA CHIRURGIA" Corriere del Veneto

Corriere del Veneto Edizione di Venezia e Mestre di venerdì 20 maggio 2011, pagina 6


RU486, IL FLOP VENETO DELLA PILLOLA ABORTIVA "LE DONNE PREFERISCONO LA CHIRURGIA"

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Tanto rumore per nulla. Quando, il primo aprile 2010 in Italia entrò in distribuzione la pillola abortiva RU486, in Veneto si scatenò il putiferio. «Mai nei nostri ospedali», aveva tuonato il governatore Luca Zaia, attirando in Regione la protesta di una delegazione di donne, mettendo in imbarazzo i direttori generali delle Usl costretti a ricordargli la dovuta osservanza della legge 194 del 1978, e conquistando l'alleanza di medici cattolici e Movimento per la vita. Il tutto alimentò giorni e giorni di polemica. Inutile. Perchè a un anno di distanza dall'esordio della RU486 si scopre che in Italia viene richiesta e utilizzata poco e nel Veneto ancora meno. In tutto il Paese l'hanno assunta 6654 donne contro le 116.933 ricorse all'intervento chirurgico, mentre nella nostra regione è stata somministrata a 161 pazienti, a fronte di 6840 trattate con la tecnica tradizionale. In particolare, nel 2010 la pillola l'hanno voluta 102 signore, in maggioranza italiane e nubili. Nel primo trimestre 2011 l'hanno scelta in 59: 40 italiane, 11 dell'Europa dell'Est, 4 africane, 3 sudamericane e un'asiatica. Tra queste, 30 sono nubili, 20 sposate e 4 divorziate. Ma ciò che importa e che solo in tre casi sono emerse complicanze, per fortuna non gravi. I tecnici regionali sottolineano che probabilmente il flop del farmaco è dovuto alla difficoltà iniziale di rifornimento e alla poca conoscenza in materia da parte delle donne. Il tutto sommato al fatto che in Veneto non è facile abortire, perchè 1'8o% dei ginecologi fa obiezione di coscienza, costringendo molte pazienti a emigrare in Emilia, Lombardia e Trentino. Ma chi opera in prima linea è di tutt'altro avviso. «La realtà è che questa metodica non piace alle donne — rivela il dottor Gianfranco Fais, che la RU481 l'ha somministrata all'ospedale All'Angelo di Mestre — perchè richiede tre giorni di degenza, induce contrazioni, quindi provoca dolore e può causare emorragie. L'intervento invece si effettua la mattina, in anestesia generale, e al pomeriggio la paziente è a casa». «1 ricovero è uno stress anche dal punto di vista psicologico — conferma il dottor Roberto Sposetti, segretario veneto dell'Associazione italiana ginecologi e ostetrici ospedalieri — la donna sa che per due giorni il farmaco lavora per distruggere il prodotto del concepimento. Il primo giorno va assunta la RU486, che stacca l'ovulo fecondato dall'endometrio, il terzo giorno bisogna prendere le prostaglandine, per favorirne l'espulsione. E' una metodica indaginosa, può anche non riuscire del tutto e lasciare dei frammenti, rimovibili solo con il raschiamento. E allora tanto vale optare subito per la tecnica tradizionale, che in casi molto precoci non richiede nemmeno l'anestesia, perchè si procede con l'aspirazione. Senza contare che tante signore firmano le dimissioni subito dopo la somministrazione della RU486, quindi la degenza precauzionale imposta per fronteggiare eventuali emorragie viene elusa». L'intervento chirurgico si esegue infine entro la 12esima settimana dal concepimento, mentre la pillola va presa entro la settima, quindi spinge la gestante a prendere in fretta una decisione comunque dolorosa, che potrebbe cambiarle la vita. «Un altro motivo della scarsa diffusione del farmaco — chiude il dottor Bruno Mozzanega, ginecologo obiettore dell'Azienda ospedaliera di Padova — è il pericoloso e sempre più frequente ricorso al Citotec, uno dei due componenti della RU486, venduto in farmacia come prodotto da banco per la cura di gastriti e ulcere. Il principio attivo è il misoprostol, che provoca contrazioni uterine e quindi l'espulsione dei tessuti embrionali, purchè utilizzato entro la nona settimana. Diverse donne in dosi elevate, rischiando grosso. Ne abbiamo viste tante arrivare al Pronto soccorso con gravi emorragie».

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