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21 maggio 2011

RESIDENZE SANITARIE, ARRIVA LO STOP DI FITTO Gazzetta del Mezzogiorno

Gazzetta del Mezzogiorno di venerdì 20 maggio 2011, pagina 14


RESIDENZE SANITARIE, ARRIVA LO STOP DI FITTO

di Martellotta Bepi

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 Sarebbe un «disguido tecnico» alla base dell'impugnativa (la sedicesima in tre anni, se si contano anche le due poi ritirate per le correzioni apportate in consiglio) decisa ieri dal governo, su proposta del ministro Raffaele Fitto, della leggina sulle residenze sanitarie. La norma sulle residenze sanitarie, hospice e centri di riabilitazione com'è noto, fu presentata dal Pd e approvata in consiglio regionale onde attivare nuove strutture assistenziali nei 18 ospedali in dismissione previsti dal piano di rientro. Secondo il governo le disposizioni regionali «autorizzano il superamento del limite complessivo di posti letto fissato dal Piano di rientro dal disavanzo sanitario, sul quale è stato raggiunto un Accordo tra il presidente della Regione Puglia e il governo il 29 novembre 2010». In realtà, spiega l'assessore 7bmmaso Fiore, il governo non avrebbe visionato il comma 5 dell'unico artioclo che compone la legge, quello - caldeggiato proprio dall'assessore nelle trattative ingaggiate col Pd - che sottopone le eventuali attivazioni agli adempimenti previsti dal piano: in pratica, laddove i saldi finali relativi ai risparmi dalla sanità non dovessero consentire l' apertura di una Rsa, non si farà. «Altre disposizioni - aggiunge il governo nell'impugnativa - escludono le aziende ospedaliero-universitarie dal blocco del turn-over previsto dal medesimo Piano. Per questo, le norme regionali si pongono in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale diretti al contenimento della spesa pubblica sanitaria». Inoltre, aggiunge Fitto, «violano l'art. 117 della Costituzione in quanto contrastano con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di coordinamento della finanza pubblica». «Le norme regionali contestate sono propedeutiche all'attuazione del Piano di rientro sanitario e nient'affatto in contrasto con l'accordo raggiunto col governo. Ma se proprio Fitto ci tiene - dice stizzito il capogruppo Pd Antonio De-caro - possiamo sempre dargli le chiavi dei nostri ospedali così potrà usarli, magari, per costruirci dei Casinò o quant'altro il ministro abbia in mente». Con quella legge, aggiunge, «stiamo tentando strenuamente di difendere il diritto alla salute di tutti i pugliesi, cercando di limitare i danni causati da un Piano di rientro al quale ci hanno costretto Fitto e compagni. Il governo ci pone di fronte a un paradosso che non ha alcuna spiegazionee che specula sulla salute di quattro milioni di persone». «Non è certo col-pa del governo nazionale se la Puglia oggi si trova a dover far fronte ad un debito inverosimile - replica Luigi D'Ambrosio Lettieri - dopo che per ben tre volte l'esecutivo Vendola ha sforato il Patto di stabilità. E non è colpa del Governo se la giunta pugliese continua a sfornare leggi che la Consulta boccia perché anticostituzionali». «Io al posti di Fitto - rintuzza dall'Udc il capogruppo Salvatore Negro - non avrei mai partecipato alle riunioni del Com sulle leggi pugliesi: sta facendo danni ai poveri cittadini, non certo a Vendola, con il blocco di hospice e rsa». «1T Piano di rientro "lacrime e sangue" non è stato imposto dal governo nazionale - ribadisce il capogruppo Pdl Rocco Palese - ma è il frutto dello sfondamento colpevole, consapevole e reiterato del "patto di stabilità" da parte del Governo-Vendola. Quella legge altro non era che un tentativo meramente propagandistico di oscurare la drammatica realtà del d i castro arrecato alla Sanità pugliese, l'ennesimo inganno ai danni di popolazioni alle quali la sinistra faceva credere di voler salvare i rispettivi Ospedali, mentre a Bari votava per chiuderli». «La crocerossina Palese omette di dire - rintuzza Decaro - che fu proprio lui a presentare un emendamento alla legge sulle Rsa che ora bolla come progaganda, per impedire che potesse essere impugnata dal governo e osservata dalla Consulta».

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