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16 maggio 2011

QUESTO VENETO AVVELENATO - IL MERCURIO NEI POZZI DI QUESTO VENETO AVVELENATO Tribuna-Treviso

Tribuna-Treviso di domenica 15 maggio 2011, pagina 1


QUESTO VENETO AVVELENATO - IL MERCURIO NEI POZZI DI QUESTO VENETO AVVELENATO

di Ceschin Daniele

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AMBIENTE QUESTO VENETO AVVELENATO di Daniele Ceschin II, MERCURIO NEI P0ZZI DI QUESTO VENETO AVVELENAT0 I1 caso dell'acqua al mercurio che sta interessando in questi giorni alcune zone dei Comuni di Treviso, Preganziol e Casier dovrebbe indurre una riflessione su cosa sta diventando negli ultimi anni il Veneto contemporaneo. Non ci sono solamente i cubi di cemento che hanno reso grigio l'orizzonte, le cave prese d'assalto dai predoni della ghiaia, le discariche abusive e i siti di rifiuti più o meno illegali. Ci sono in giro per la nostra regione degli esempi di avvelenamento del territorio che gridano vendetta. Due soli esempi. Per trent'anni i lavoratori della Tricom-PM Galvanica di Tezze sul Brenta, il paese delle margherite mutanti, hanno inalato i vapori cancerogeni della loro fabbrica, mentre il cromo esavalente penetrava nel terreno inquinando le falde in maniera irreparabile. Li vicino, a San Pietro di Rosà, a pochi chilometri da Bassano del Grappa, qualche anno fa è sorto un comitato per fermare la costruzione della più grande zincheria d'Europa su un'area verde e su un sito archeologico paleo-veneto convertiti in zona industriale. Un caso unico di malapolitica e di malaffare con annesso un traffico di muti tossici interrati durante lo scavo delle fondamenta: un regalo alle ecomajle. Qui non ce la possiamo prendere né con Roma ladrona, né con il governo di turno. Noi veneti abbiamo accettato di convivere con i veleni, di avvelenare piano piano anche noi stessi, di giocare alla roulette russa con la nostra salute. Lo abbiamo fatto in maniera consapevole accettando le conseguenze come un danno collaterale, mettendo nel conto che tanto, prima o poi, quel male chiamato genericamente «tumore» o «can-cro» colpirà anche noi o un nostro parente. È una conclusione amara, ma forse è vero, come sosteneva George Orwell, che la vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire. Noi veneti queste cose proprio non le vogliamo sapere e vedere e spesso non vogliamo nemmeno ammetterle. Siccome abbiamo oltrepassato il livello di guardia, sarebbe bene capire che tutto dipende dai noi, dalla nostra volontà di conservare un minimo di amore per noi stessi, e un massimo di senso civico e di rispetto delle regole. Coloro che denunciano questo stato di cose vengono spesso dipinti (da chi li teme) come pericolosi fondamentalisti dell'ambiente, come nemici di ogni progresso. Non è così, perché dire la verità è un atto rivoluzionario e lo dimostra il seguito straordinario di una trasmissione come Re-pori. Gianluigi Salvador, referente energia e rifiuti del WWF Veneto, sta combattendo da molti anni una battaglia in nome della tutela della salute e della biodiversità, sottolineando in particolare le conseguenze dell'uso dei pesticidi in agricoltura. I dati che recentemente ha fornito sono allarmanti, soprattutto quelli relativi all'aumento delle neoplasie maligne nel territorio dell'Ulss 7 che comprende l'area del prosecco DO-CG. Una crescita media negli ultimi quattro anni del 6 % e del 7,2 % nel 2010. Nel 2007 c'era un malato ogni 24 abitanti, oggi ce n'è uno ogni 20,7. E allarmismo questo? No, è semplicemente informazione, perché bisogna conoscere per deliberare. Recentemente è stata presentata dai sindaci dell'area del prosecco DOCG una bozza di Regolamento di Polizia Rurale per ridurre l'uso dei pesticidi: un documento che può e deve essere migliorato. E un primo passo per tutelare la nostra salute, e alla fine anche il prosecco, che è il vero biglietto da visita di tutto un territorio, ne guadagnerebbe ulteriormente in immagine. La prima forma di autogoverno che dobbiamo intra durre è quella della salute pubblica, intesa come salute dell'ambiente. Ma applicando, se serve, delle regole centraliste. E senza sconti per chi fa il furbo. Ogni tanto in questo nostro Veneto c'è anche qualche buona notizia. Nei giorni scorsi il Tar regionale ha bocciato il «revamping»» di Monselice proposto da Italcementi: un progetto da 160 milioni di euro e che, grazie al ricorso di comitati e cittadini, è stato giudicato incompatibile con il piano ambientale del Parco dei Colli Euganei. La sentenza ha stabilito che Italcementi non aveva proposto una semplice ristrutturazione e riqualificazione degli impianti (avvallata peraltro da amministrazioni locali), ma la costruzione di un nuovo cementUicio. Un investimento che difficilmente poteva essere ammortizzato, in quanto attualmente siamo in presenza di una riduzione della domanda e dei prezzi del cemento. Cosa c'era dietro? Esisteva il fondato sospetto che, per garantire il processo produttivo, potessero essere utilizzati CDR (Combustibile Derivato da Rifiuti) oppure Pet-coke, uno scarto tossico, considerato un combustibile grazie ad *** una legge del 2(1)2. La sua composizione comprende benzopirene, un idrocarburo aromatico policiclico fortemente cancerogeno, ossidi di zolfo e metalli pesanti come nichel, cromo e vanadio. E i cementifici non sono soggetti, pur bruciando rifiuti, ai controlli e ai limiti di emissione degli inceneritori. Una vittoria quindi dei cittadini che si sono organizzati e che dopo un lungo contenzioso hanno portato a casa un primo e significativo risultato. A proposito, stasera guardiamo proprio Report, perché si parla di un'altra vicenda positiva, quella del Comune di Ponte nelle Alpi che ha trasformato dei problemi ambientali in delle opportunità di riscatto e di lavoro per la comunità.

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