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26 maggio 2011

LETTERA - LA SANITÀ PADOVANA SI MERIDIONALIZZA DIECI MESI DI ATTESA PER UNA VISITA Mattino Padova

Mattino Padova di giovedì 26 maggio 2011, pagina 24


LETTERA - LA SANITÀ PADOVANA SI MERIDIONALIZZA DIECI MESI DI ATTESA PER UNA VISITA

di Lavarone Giovanni

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La Sanità padovana si meridionalizza Dieci mesi di attesa per una visita Volendo programmare per tempo una visita di controllo (tra 6 mesi), dopo aver fatto fare regolare impegnativa dal mio medico di base, ho provato martedì 10 maggio a prenotare telefonicamente al Cup. Poiché per due volte i tempi d'attesa dichiarati si avvicinavano alle due ore, ho rinunciato e sono andato di persona, alle ore 15 di mercoledì 11 maggio, presso il centro Cup dell'ospedale, con la richiesta del mio medico. Ho prelevato il numerino, e dopo circa mezz'ora di attesa è venuto il mio turno. La signora dello sportello 5, con cortese inflessibilità, mi ha comunicato che la prima data disponibile dal computer per visita ed esami ad essa collegati era il 22 marzo 2012, ben oltre i 6-8 mesi richiesti per il nuovo controllo. Alle mie rimostranze, mi ha invitato a ripresentarmi con il certificato medico della visita specialistica (Fisiopatologia respiratoria): se vi fosse stato specificato che il successivo controllo era dopo 6 mesi, allora avrebbe potuto anticiparmi la data indicata dal computer. Altrimenti non c'era nulla da fare. Non avendo con me tale certificato (che mai avevo dovuto esibire prima), ho accettato provvisoriamente la visita con attesa di 10 mesi e 10 giorni, e mi sono ripresentano nuovamente al Cup centrale dopo una settimana, mercoledì 18 maggio con il documento. Un'altra signora, sempre gentilmente, dopo aver preso visione e fatto fotocopia del referto specialistico di fisiopatologia respiratoria (datato 5 maggio), ha annullato la precedente prenotazione e mi ha fissato la visita di controllo entro i tempi richiesti esplicitamente dal certificato. La fotocopia è stata allegata al foglio di prenotazione rimasto al Cup. Tempo di questa seconda operazione: dalle 14.50 alle 15.20. Totale, tra la prima e seconda visita al CUP centrale, 70 minuti, per prenotare, con sei mesi d'anticipo, una visita di controllo. Questi i fatti. Mi permetto qualche considerazione, da semplice utente di un servizio pubblico. Per prima cosa mi chiedo come venga applicata la legge 196/03 sulla privacy, dal momento che, per avere la visita di controllo entro i tempi richiesti, ho devuto presentare un certificato specialistico, ove sono esplicitate le mie condizioni di salute, agli impiegati. Copia di questo certificato è ora allegato a un foglio di prenotazione, in visione quindi a personale non qualificato dal punto di vista medico. Con buona pace del mio diritto alla riservatezza su dati delicati ed estremamente personali quali quelli sanitari. Sorge spontanea la domanda: vale di più una legge dello Stato (la 196) oppure una procedura interna del Cup, che non si accontenta più dell'impegnativa del medico di base, ma chiede anche l'esito della visita specialistica? E questo Cup, seconda cosiderazione, serve a semplificare oppure ad allungare e complicare i tempi di prenotazione? Quasi due ore previste al telefono, e comunque 70 minuti di persona (oltre i tempi necessari per recarsi all'ospedale) sono considerati dai dirigenti Ulss accettabili per l'utente? E' poi opportuno, terza considerazione, usare procedure rigidamente computerizzate, rinunciando al buon senso? Perché la cortese ma inflessibile impiegata I'll maggio non ha usato il suo buon senso? Non ce ne voleva poi tanto, per capire che la persona anziana che le stava di fronte, con tanto di esenzioni per motivi di salute, non stava certo tentando di imbrogliare qualcuno, presentandosi a metà maggio per prenotare una visita per novembre o dicembre. Non è bastata la parola, c'è stato bisogno di un documento riservato: è questa la semplificazione delle procedure burocratiche? Invece di usare la macchina (il computer) al servizio delle persone (nella fattispecie l'utente, ma anche l'impiegato) si rovescia l'equilibrio: la macchina viene programmata per indicare una data, e l'utente deve assoggettarsi a tornare per dimostrare che quella data non è giusta. Questo, se posso azzardare un po' d'induzione, è una nuova forma di barbarie che sta gradualmente prendendo piede nella nostra quotidianità: i computer ci complicano la vita, anziché facilitarla. Ultima considerazione: sono costretto a frequentare con una certa intensità l'ospedale di Padova da vent'anni. Non esagero se affermo che molte persone che vi lavorano mi hanno salvato la vita. Ho sempre citato l'Ulss 16 come struttura efficiente, guardando con un po' di commiserazione coloro che, abitando in altre parti d'Italia, sono costretti a subire il ricatto di doversi curare privatamente (oppure di venire a Padova) perché i tempi d'attesa della loro sanità pubblica risultano pressoché mortali (o almeno cosi mi è stato riferito in più occasioni). Per la prima volta, in questa circostanza, sono stato io a trovarmi di fronte a un'attesa da terzo mondo: prenotare I'll maggio per avere la visita dopo oltre 10 mesi mi ha indotto a pensare che Padova si stia spostando verso Sud. E non perché il clima è, quest'anno, insolitamente caldo. Per terminare in modo adeguato queste considerazioni, spero, se riceverò risposta, che questa non sia improntata al solito, logoro ritornello: quello che fa riferimento al taglio dei fondi per giustificare le situazioni di inadeguatezza segnalate. È un alibi che, scaricando le colpe verso l'alto, riecheggia, alla lontana, quello adottato dagli imputati dei processo di Norimberga. Ebbe allora scarso successo: ma anche, qui ed ora, il taglio di finanziamenti, se può giustificare qualcosa, non credo possa, soprattutto in questo caso, giustificare tutto.

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