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31 maggio 2011

LA SPERANZA PER I PIÙ GRAVI È IN UN ANTICORPO SALVA I RENI DALLA TOSSINA Corriere della Sera

Corriere della Sera di martedì 31 maggio 2011, pagina 34


LA SPERANZA PER I PIÙ GRAVI È IN UN ANTICORPO SALVA I RENI DALLA TOSSINA

di Remuzzi Giuseppe

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La ricerca La speranza per i più gravi è in un anticorpo Salva i reni dalla tossina di GIUSEPPE REMUZZI Cosa si sa del batterio che spaventa l'Europa? E una storia vecchia, comincia a Zurigo nei primi anni 5o. Quella sera Conrad Von Gas-ser si ferma in ospedale fino a tardi, non riesce a togliere gli occhi dal vetrino col sangue di certi suoi bambini che morivano di una malattia misteriosa. C'era una forte anemia e poche piastrine nel sangue. Von Gasser li guarda e li riguarda quei vetrini: i globuli rossi sono frammentati, sembrano gusci d'uovo rotti a metà. Adesso facciamo un salto in Argentina, nel 1954 all'Ospedale italiano di Buenos Aires c'è Carlos Gianantonio, un gigante della pediatria. Due suoi studenti appena laureati ricoverano un neonato con disturbi intestinali e diarrea, poi arrivano le convulsioni e il bambino muore dopo due ore. La dottoressa che dirige il reparto parla di encefalite. Qualche giorno dopo arriva un altro neonato con gli stessi disturbi, è gonfio e urina poco. Di guardia ci sono ancora loro, i due studenti di Gianantonio. Sospettano una lesione renale e chiedono di dosare l'azoto nel sangue: è alto. Dopo poco il bambino muore di insufficienza renale. In quegli stessi giorni a Zurigo il dottor Gasser non si dà pace, riguarda i vetrini dell'autopsia dei suoi bambini con il patologo, il professor Siebenmann. Trovano dei trombi nelle piccole arterie del rene e dei polmoni e del cervello. La causa di morte adesso è chiara, ma cos'è che fa venire la trombosi nelle piccole arterie e dei capillari? Certi medici del Sud Africa In laboratorio Si chiama «eculizumab» ed è stato individuato attraverso gli studi sulle malattie genetiche condotti anche a Bergamo sono convinti che sia un batterio della famiglia dei Coli, ma non ci crede nessuno. Passano dieci anni e a Toronto tredici ragazzini e ventisette adulti si ammalano di Sindrome emolitico-uremica negli stessi giorni: avevano bevuto tuffi succo di mela della stessa marca. Ne parlano i giornali, la mamma di uno dei ragazzi dice al suo medico «penso che mio figlio abbia la malattia di cui hanno scritto i giornali» e lui «è so - lo gastroenterite stia tranquilla». Dopo qualche giorno il ragazzo muore. Il dottor Karmali che lavora in un ospedale vicino isola dalle feci di quel ragazzo un Coli molto particolare capace di produrre una tossina che in laboratorio uccide le cellule del rene di scimmia, la chiamano verotossina. Lo stesso Coli vive nell'intestino di mucche e vitelli senza dare nessun problema. Ma l'uomo se mangia carne contaminata si ammala e la malattia è più grave nei bambini, loro non hanno anticorpi e sono più vulnerabili. In Argentina ci si ammala di più perché lì mangiano più carne che in qualsiasi altro paese al mondo. Negli Stati Uniti con la carne dell'Argentina ci fanno hamburger che sono stati la causa di tante epidemie. Una su tutte quella della metà degli anni Novanta. Poi è stata la volta di chi nuotava nei laghetti dei parchi naturali e di quelli che visitavano le fatto - rie della Florida. L'anno scorso la paura è venuta dagli spinaci. Migliaia di persone hanno avuto disturbi e qualcuno è morto. Come ci possiamo proteggere? Ci sono regole semplici ma importantissime, valgo - no per questa e per tante altre malattie che si trasmettono con gli alimenti: lavarsi sempre le mani prima di mangiare, lavare sempre molto bene verdura e frutta, la carne di cui non si cono - sce la provenienza va sempre cotta molto bene. E se uno il latte lo prende dal contadino, prima di berlo o di farlo bere ai bambini con l'idea che è un prodotto naturale, lo deve bollire. Con queste poche regole possiamo stare tranquilli, anche perché in Italia il controllo sulla sicurezza degli alimenti è fra i più sofisticati al mondo. E non basta, da noi medici e ricercatori hanno portato grandi contributi alle ricerche sulla Sindrome emolitico-uremica. E c'è un'organizzazione di prim'ordine che ruo - ta attorno ai ricercatori dell'Istituto superiore di sanità, che sono in contatto con i laboratori dei grandi ospedali e che negli anni passati hanno fatto un lavoro meraviglioso. Fra l'altro non tuffi quelli che sono esposti a materiale contaminato si ammalano e che di quelli che si ammalano solo due su 10 hanno problemi renali. Per le forme più gravi c'è la dialisi e il plasma. Adesso c'è un farmaco nuovo, è un anticorpo, si chiama eculizumab. Potrebbe essere utile nei casi più gravi, quelli con danni neurologici e coma che per fortuna sono molto rari. Questo i ricercatori lo hanno imparato studiando le forme genetiche di Sindrome emolitico-uremica. Queste non dipendono dall'Escherichia coli ma da alterazioni nei geni che regolano l'attività di un sistema di proteine che i me *** dici chiamano del «complemento». Sono malattie rarissime. Ma è proprio lo studio delle malattie rare che ci aiuta a capire le cause di quelle più comuni. In questo campo l'Europa è davanti a tutti. Gli studi più importanti li hanno fatti a Newcastle, a Parigi, a Madrid, a Bergamo. Negli Stati Uniti e in Giappone, ci sono arrivati dopo, una volta tanto hanno imparato da noi.

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