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24 maggio 2011

GIOVANI E DONNE PENALIZZATI DALLA CRESCITA LENTA PIÙ ALTO IL RISCHIO POVERTÀ - CIBO, CURE, CASA: UN ITALIANO SU QUATTRO È A RISCHIO POVERTÀ Corriere della Sera

Corriere della Sera di martedì 24 maggio 2011, pagina 12


GIOVANI E DONNE PENALIZZATI DALLA CRESCITA LENTA PIÙ ALTO IL RISCHIO POVERTÀ - CIBO, CURE, CASA: UN ITALIANO SU QUATTRO È A RISCHIO POVERTÀ

di Arachi Alessandra

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I dati Istat. Borse, la frenata di Piazza Affari Giovani e donne penalizzati dalla crescita lenta Più alto il rischio povertà Circa 15 milioni di cittadini (un italiano su quattro) «sperimentano il rischio di povertà o di esclusione sociale». Lo rivela il Rapporto annuale dell'Istat. Nel decennio 2001-2010 l'Italia è il Paese che è cresciuto meno di tutti nella Ue. I giovani hanno perso mezzo milione di posti di lavoro in due anni. Penalizzate anche le donne, gravate da compiti sempre più «insostenibili». Ieri la Borsa di Milano ha perso oltre il 3 per cento, in seguito anche alla distribuzione dei dividendi da parte delle società.

DA PAGINA 12A PAGINA 14 Arachi, Marro, L. Salvia Tamburello Il rapporto I dati Cibo, cure, casa: un italiano su quattro è a rischio povertà Per l'Istat «la crescita è insoddisfacente» Perdita del lavoro: pagano giovani e donne ROMA — La crisi, tecnicamente, è finita. Ma l'Italia adesso si ritrova con un'economia che riporta il Paese indietro di dieci anni e con una povertà che tocca picchi del 25 per cento, ovvero riguarda 15 milioni di persone. L'ultimo scatto del-1'Istat, quello del 2010, fotografa un paese lento, vulnerabile, senza futuro.

Povertà È un italiano su quattro a rischio povertà o di esclusione sociale, ovvero il 24,7 per cento della popolazione. Questo contro il 20 per cento della Germania o il 18,4 per cento della Francia. Di questi ben il 57 per cento (8,5 milioni di persone) abita nel meridione del nostro Paese.

Risparmi Le famiglie devono usare i risparmi per far fronte alle spese quotidiane. Succede nel nostro Paese, con il Prodotto interno lordo che va a picco, registrando per il 2010 la maggiore caduta d'Europa. Nel 2008 e nel 2009 il Pil è calato infatti rispettivamente del 7 e del 6,6 per cento. Ed ecco che per la prima volta il tasso di risparmio è sceso al di sotto delle grandi economie della Ue, più basso del 1990.

Cibo, medicine, vestiti Nel 2010 il 5,5 per cento degli italiani ha dichiarato di non aver avuto i soldi per comprare il cibo. L'11 per cento ha dovuto privarsi delle medicine. Il 17 per cento non ha trovato soldi per i vestiti, mentre oltre il 16 per cento ha dovuto intaccare i risparmi oppure contrar *** pesanti i semplici oneri per la propria abitazione e un italiano su cinque dichiara di aver risparmiato meno dell'anno precedente.

Donne pilastri e bersagli Se non ci fossero le donne non potrebbero sopravvivere le famiglie: secondo l'Istat, infatti, è a loro carico ben il 76,2 per cento del lavoro familiare. Merito loro anche l'aiuto informale di assistenza e cura: ogni anno svolgono in questo senso 2,1 miliardi di ore. Eppure il mondo del lavoro invece che premiare questo prezioso contributo femminile, lo penalizza. Più di una donna su cinque, infatti, sostiene di aver perso il lavoro per motivi familiari, mentre oltre 800 mila donne sono state licenziate, o messe in condizione di doversi dimettere, a causa di una gravidanza.

Il Sud perde lavoro E una vera e propria emorragia occupazionale quella che ha colpito il meridione d'Italia nel biennio 2009-2010: più della metà delle persone che ha perso il lavoro, infatti, risultava residente nel sud del nostro Paese (ovvero 280 mila unità). La recessione tuttavia ha colpito anche le regioni del nord, con un calo occupazionale pari a 228 mila unità. Giovani i più colpiti Nel complesso l'impatto della crisi economica sull'occupazione ha portato via nell'ultimo biennio oltre mezzo milioni di posti di lavoro (532 mila per la precisione). E la scure si è abbattuta con violenza sopra i più giovani: nella fascia di età compresa tra i 15 e i 29 anni sono spariti in due anni 501 mila posti di lavoro. Lavoro sommerso L'Istat stima che in Italia più di un lavoratore su dieci non sia in regola con i contratti. Il 12,2 per cento, per la precisione, nell'anno di riferimento 2009. Il picco si è registrato nel settore dell'agricoltura (24,5 per cento), seguito a ruota da commercio, alberghi e pubblici esercizi (18,7 per cento). Subito dopo c'è il settore delle costruzioni (10,5 per cento), mentre all'ultimo posto c'è l'industria (con il 4,4 per cento).

Debole, insoddisfatta Enrico Giovannini, presidente dell'Istat, non ha dubbi: «Il tasso di crescita dell'economia italiana è del tutto insoddisfacente e anche i segnali di recupero congiunturale dei livelli di attività e della domanda di I conti Crescono le famiglie che intaccano i risparmi o contraggono debiti per far fronte alle spese lavoro non sembrano sufficientemente forti e diffusi per riassorbire la disoccupazione e l'inattività rilanciando redditi e consumi». L'analisi è stata fatta ieri mattina durante la presentazione del rapporto a Montecitorio, davanti al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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