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26 maggio 2011

GERMI, BATTAGLIA INFINITA Stampa

Stampa di giovedì 26 maggio 2011, pagina 37


GERMI, BATTAGLIA INFINITA

di Tognotti Eugenia

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Se tre morti e il contagio di centinaia di persone con un ceppo aggressivo e insolitamente "cattivo" di E. coli enteroemorragico (Ehec) - come quello che si sta diffondendo da Nord a Sud in più di sei Stati tedeschi, da Amburgo a Saar - si fosse verificato nel momento di massimo allarme per possibili attacchi bioterroristici, avrebbe anche potuto autorizzare qualche sospetto. Del resto questo patogeno - che deve il suo complicato nome al batteriologo tedesco, Theodor Escherich, che lo ha individuato, in un altro tempo e in altro secolo - era inserito nei repertori delle possibili armi biologiche - insieme all'antrace, al vaiolo, alla tularemia e molte altre - che i terroristi avrebbero potuto usare sia aggiungendo il batterio a una fonte di acqua o di cibo o infettando i bovini. Non minacciosa come la peste - che si caratterizza per la facilità di diffusione e trasmissione, l'alta morbilità e la mortalità - ma più facile da "maneggiare" e capace comunque di provocare panico e insicurezza, e quindi rispondente ai piani dei terroristi di Al Qaeda, che, secondo i servizi segreti americani, disponeva di «un'articolata struttura per l'addestramento alla produzione, manipolazione e utilizzo di agenti chimico-batterici». Peraltro, nella corsa agli armamenti biologici di Unione Sovietica e Stati Uniti, l'E. Coli era entrato nei programmi di ricerca di nuove tecnologie capaci di aiutare a comprendere la minaccia di nuovi agenti patogeni per la guerra. Così - come si racconta nel libro «Germi. Le armi batteriologiche: una guerra segreta» (Longanesi) - un gruppo di ricercatori americani introdussero «un gene pericoloso nell'E. Coli, il comune batterio intestinale, creando un supergerme che attaccava le cellule umane».

L'allarme suscitato dalla rapida diffusione dell'Escherichia coli ente-roemorragico (Ehec) non ha niente a che fare col bioterrorismo e con agenti biologici ingegnerizzati. Impressiona - e non solo i tedeschi, naturalmente - il continuo comparire sulla scena, negli ultimi decenni, di nuovi patogeni - batteri, virus, parassiti - responsabili di tossinfezioni alimentari che trovano nel mondo globale le condizioni migliori per diffondersi: i movimenti di uomini e merci, uno dei fattori più dinamici della storia nell'influenzare l'equilibrio tra microbi, virus e uomini; l'estendersi degli allevamenti intensivi; il sempre più massiccio ricorso alla ristorazione collettiva. Tra i patogeni emergenti c'è appunto l'Escherichia coli 0157: H7, un ceppo pericoloso, e in quanto tale un sorvegliato speciale la cui evoluzione è attentamente monitorata dai ricercatori. Le ultime epidemie sono state particolarmente gravi e dal 2006 una percentuale molto più elevata, rispetto al passato, delle persone infettate, è finita in ospedale per complicazioni. Una cosa che, questi giorni, si sta verificando anche in Germania, dove è segnalata l'insorgenza di malattie gravi in un numero eccezionalmente alto di casi, cosa che fa pensare alla concreta possibilità che si sia selezionato un ceppo mutato, molto virulento, capace di espandersi a grande velocità, con tutta probabilità attraverso alimenti contaminati, che viaggiano con la grande distribuzione.

Anche quest'emergenza tedesca e la comparsa di una nuova varietà di pericolosi patogeni, come l'E. coli, capaci anche di uccidere, ci dà un'altra lezione: attraverso i processi naturali della mutazione genetica e la selezione naturale, i germi, responsabili di malattie vecchie e nuove, stanno dimostrando la nostra vulnerabilità, a dispetto del poderoso arsenale - antibiotici e presidi farmacologici - che la Medicina ha messo insieme nell'ultimo mezzo secolo.

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