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26 maggio 2011

ERBE MEDICINALI, IL GIRO DI VITE DELLA UE CHE PIACE AI BIG Salvagente

Salvagente di giovedì 26 maggio 2011, pagina 29


ERBE MEDICINALI, IL GIRO DI VITE DELLA UE CHE PIACE AI BIG

di Liverzani Barbara

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Dal 1 maggio valgono le nuove regole che penalizzano i piccoli produttori e le medicine tradizionali, come quelle cinesi, ayurvediche e tibetane Effettiva tutela della salute del consumatore o agevolazione delle lobby farmaceutiche? Questo è il dubbio che nasce a leggere il testo della direttiva numero 24 approvata Il 1 marzo 2004 dal Consiglio dei ministri dell'Unione europea ed entrata in vigore il 1 maggio scorso. La norma comunitaria intende disciplinare il fiorente mercato dei medicinali vegetali tradizionali (150 miliardi difatturato nel mondo), vale a dire di quei composti naturali di tradizioni millenarie, a base di erbe curative e privi di aggiunte chimiche, ma che hanno valenza terapeutica e richiedono l'indicazione della posologia, come i farmaci da banco. La finalità della direttiva è di sottoporli alle stesse procedure di registrazione, di controllo dell'efficacia e di autorizzazione alla commercializzazione, che regolamentano tutti i farmaci. Un iter burocratico lungo e complesso, che di fatto però garantisce il rispetto delle regole dettate dall'Agenzia europea dei medicinali (Ema) chevigila sui prodotti. Di più la regolamentazione"assi-cura ai cittadini che i medicinali vegetali che acquistano sono sicuri e realmente efficaci", dicono da Bruxelles. Ma a dichiarare guerra sono molte organizzazioni non governative. Ora, sostengono, il cittadino europeo "non è più libero di scegliere come curarsi, perché le nuove regole tagliano fuori molte erbe curative e favoriscono i profitti delle industrie farmaceutiche':

La disputa Adesso, per commercializzare un medicinale vegetale tradizionale il produttore devefornire la documentazione sufficiente ad attestare che il prodotto in questione non è nocivo e che è stato usato a scopo terapeutico per almeno 30 anni, di cui almeno 15 anni nella Ue. La procedura di registrazione è, di fatto, semplificata e abbreviata, perché non richiede studi chimici di laboratorio sull'efficacia delle erbe curative, ma"solo"un provato e decennale uso fitoterapico all'interno della Comunità europea. E dunque non sarebbe un danno così grosso, se non fosse"che a farne le spese saranno i farmaci di più giovane importazione' lamentano da Naturamedica.it, "come quelli provenienti dalla medicina cinese, ayurvedica o tibetana, che, pur potendo contare su una tradizione millenaria e comprovata dall'esperienza, non vantano un impiego di 15 anni nella Ue e perciò secondo le nuove norme saranno ritirati dal mercato". E non ètutto. A essere tagliatefuori saranno anche"le piccole case produttrici, che non si sono allineate nei 7 anni intercorsi fra l'approvazione e l'effettiva entrata in vizit gore della direttiva, perché non sono in grado di sostenere gli onerosi costi di registrazione e di notifica dei propri prodotti' specifii cano da Alliance for Natural A' Health, l'organizzazione che più di tutte si sta muovendo contro questa"ingiustizia': Avaaz, l'Ong internazionale che ha dato il via a una petizione per far saltare tutto, fa leva anche sulvalore etico del provvedimento che"mettendo al bando diverse erbe, impedirà la libertà di scelta del consumatore, costringendolo ad affidarsi aifarmaci da banco e incrementando i ricavi delle aziendefarmaceutiche': • a 4 Gli erboristi: "Prima la salute dei cittadini" U II n allarmismo ingiustificato" così Angelo Di Muzio, I I presidente nazionale della Federazione degli erboristi italiani di Confcommercio, commenta i tanti appelli contro la direttiva 2004/24/CE sui medicinali vegetali tradizionali. "Il provvedimento riguarda solo i farmaci vegetali tradizionali e non le erbe tout court, come si legge da più parti'; continua Di Muzio. "Questo vuol dire che non tocca i prodotti di erboristeria, gli estratti vegetali e quelli utilizzati come integratori alimentari elaborati con piante officinali'. Nessun rischio che spariscano tisane e composti erboristici, dunque. Ma come la mettiamo con i molti farmaci vegetali tradizionali'non comunitari"?'Dimentichiamo che molti composti, provenienti ad esempio dalla medicina cinese o ayurvedica, sono intrinsecamente non conformi alle leggi europee che ne regolamentano il commercio'; continua Di Muzio, "perché, aldilà della valutazione della singola pian- •1 ta medicinale o preparazione vegetale, possono contenere elementi derivanti dalle peculiari lavorazioni, ad esempio i metalli pesanti pergli ayurvedici, tali da renderli potenzialmente rischiosi perla salute. E vero che si sono alzate barriere che impediranno l'accesso di parecchi farmaci e che il mercato, soprattutto quello inglese, dove la diffusione della medicina alternativa orientale è molto più alta che da noi, subirà un duro colpo, ma è anche vero che, con questa legge, si avrà la certezza di affidarsi a prodotti certificati e registrati'. E come la mettiamo con i costi di notifica e di registrazione che metteranno in ginocchio molte piccole case produttrici? "Questo è un tema politico importante che però, a mio avviso, deve restare svincolato dal problema della sicurezza e della tutela della salute dei cittadini'.

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