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21 maggio 2011

AMMALATI DI SESSO - COSÌ SI GUARISCE DALLA SESSODIPENDENZA

Repubblica di venerdì 20 maggio 2011, pagina 41


AMMALATI DI SESSO - COSÌ SI GUARISCE DALLA SESSODIPENDENZA

di Aquaro Angelo

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L'orrore di Dominique Strauss-Kahn, l'ex capo del Fondo monetario accusato di abusare nella sua Imperial Suite di una cameriera che svemava in un palazzone per malati di Aids del Bronx, ha riacceso la domanda che dalla morte di Marvin Gaye riecheggia non solo nella puritanissima America: davvero il sesso è una malattia? Davvero si può parlare di «addiction» come se fosse una droga? Davvero questi campioni del comportamento senza freni —fino alle bugie davanti ai suoi elettori dell'exgovernatore Arnold Schwarzeneer —possono fregiarsi dell'alibi più abusato nel mondo: non è colpa mia ma è una malattia? Rob Weiss, il fondatore di quel Sexual Recovery Institute che promette cura dalla «dipendenza pornografica»alla «masturbazione compulsiva», giura che gli affari sono cresciuti del 50 per cento nell'ultimo anno. E addita anche un responsabile: Tiger Woods. «Il suo caso è stato uno spartiacque» dice al LosAngeles Times «perché chiedendo scusa alla famiglia e ai fan ha ammesso di volersi curare in una clinica specializzata». Peccato che l'entusiasmo del dottor Weiss—che ha visto crescere il valore della sua creatura al punto da attirare l'attenzione degli investitori di Wall Street — sia frenato dai professoroni dell'American Psychiatric Association: che nel prossimo attesissimo manuale già programmato per il 2013 hanno inserito una sfilza di malattie e dipendenze — inclusa quella del gioco d'azzardo—ma hanno serenamente bandito la parola «sesso». Il paradosso colpisce. Bill O' Doull è diventato miliardario rivendendo anche lui la sua Sierra Tucson a un ente pubblico: per poi ricomprarla e ricederla in un gioco chegli hafruttato unsurplus di 130milionididollari.Ma queste cliniche miracolose, che squadernano fiori di professionisti usciti dalle migliori università d'America, non sempre vengono riconosciute non solo dal sistema sanitario — che qui, prima della riforma di Barak Obama, non ti passava neppure un aspirina— ma addirittura dalla comunità stessa dei sessuologi. Ormai divisa tra chi ritiene l'«ipersessualità» una «dipendenza» come la droga O una semplice, si fa per dire, condizione psicologica e psichiatrica. E una battaglia che continua da anni. E che potrebbe essere sintetizzata dalle varie edizioni proprio di quel «Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders», popolarmente abbreviato in «Dsm», che non è solo la bibbia degli specialisti ma anche il libro che da sempre campeggia nei top 100 bestseller di Amazon. E dove il concetto di «sexual addiction» dichiarato nell'edizione del 1987 — quando il sogno della liberazione sessuale si infrange-vasullo scoglio che nessuno aveva intravisto dell'Aids — fu rimosso nelle edizioni successive. Il piccolo particolare è che mentre nella patria delle cliniche del sesso non si può più parlare ufficialmente di «malattia» il concetto rientra dalla finestra dell'Organizzazione mondiale della sanità. Che nella sua «Classifica internazionale delle Tra i sessuologi c'è chi la ritiene una drogaechilabolla come "condizione psicologica" È una battaglia che dura da anni: l'Oms riconosce la "Dsm" che però è sparita dal manuale Usa Le principali terapie si ispirano al modello dei "12 gradini" degli Alcolisti Anonimi malattie» elenca tra i disordini mentali l'«impulso sessuale eccessivo»: suddividendolo nella satiriasi per i maschietti e nella ninfomania per le femminucce. Chi ha ragione? Con le piccole, e poco simpatiche, eccezioni di chi rifiuta di vedere il problema — Charlie Sheen ha perfino tentato di trasformare la sua ossessione in uno show teatrale: rivelatosi un flop — da Michael Douglas a David Duchnovny (sessodipendente nella finzione-tv di «Californication» e nella vita reale) i divi disposti a spendere decine di migliaia di dollari giurano quasi sempre di esserne usciti «puliti»: salvo poi ricascarci come un tossicodipendente qualunque. Il fatto è che le principali terapie — dalla Menninger Clinic di Topeka, Kansas, al Life Health Centre di Santa Fe, passando per la Tulane University di New Orleans — si rifanno quasi tutte al modello dei "12 gradini" reso famoso in tutto il mondo dagli Alcolisti anonimi. Una soluzione vecchia di ottant'anni che l'American Psychology Association riassume in sei pu nti fondamentali. L'ammissione di non sapersi controllare. Il riconoscimento che solo una «forza superiore» può salvare. Il ripasso degli erro-ripassati con l'aiuto di uno sponsor (cioè un ex sessodipendente che condivide l'esperienza). La richiesta di perdono. L'impegno a vivere una nuova vita secondo un nuovo codice di valori e comportamenti. E infine l'impegno ad aiutare il prossimo: nel senso del prossimo sessodipendente. È un cammino che tradisce tutta la tradizione «evangelizzatrice» tipicamente americana. Ma che nel caso della sesso-dipendenza è stata riveduta e corretta con particolare attenzione a quel soggetto fondamentale nei problemi di coppia: il partner. Guarire da soli—e anonimamente come prevede la cura degli alcolisti — non basta più. E sempre nella costosissima Sierra Tucson, che pure applica i «12 steps», sono dunque previsti alcuni giorni alla settimana da trascorrere obbligatoriamente con i familiari — anche i figli, se il caso. Oltre a un «workshop di coppia» per dirsi tutto quello che in tanti anni non si era mai avuto il coraggio di dire (che ne dice, Mr. Schwarzy?). Resta da chiedersi che cos'è che ha portato a questa ossessione. David Sacks, l'amministratore di Elements Behavioral Health, una società californiana che sta aprendo un centro dopo l'altro, dice che è stata Internet, con l'accesso facile alla pornografia e agli appuntamenti proibiti, a dare la stura. Ma il boom della pornografia ci riporta — spiegano Carmine Sarracino e Kevin M. Scott in «The porning of America» — proprio a quegli anni della libertà indiscriminata: aperti dal celebre rapporto Kinsey degli anni '50 e chiusi dal colpo di pistola che uccise Marvin Gaye. Sarà. Però già gli antichi avevano capito tutto inventando il mito del povero Attis: che in preda ai demoni del sesso preferì — perla rabbia di tutti i Doctor Sex che verranno — darci drasticamente un taglio.

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